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Innovazione e Governance: intervista ad Enrico Loccioni (2° parte)

Ecco la seconda parte dell’intervista ad Enrico Loccioni, presidente e fondatore del Gruppo Loccioni. La prima parte è pubblicata qui

Come organizza le modalità e i tempi del suo lavoro?

 Il lavoro, in una concezione comune, sembra che tolga tempo ad altre cose, io ho una percezione opposta: le altre cose sottraggono tempo al lavoro. Vivo il mio lavoro con interesse e con passione, non subendolo come uno spettatore passivo ma vivendolo come attore degli eventi in prima persona.

Mi vengono in mente alcune riflessioni del sociologo Domenico De Masi, amico e collega, che non perde occasione per ribadire l’importanza di integrare lavoro, studio e gioco. “La pienezza della nostra esistenza – sostiene De Masi – è raggiunta solo nei momenti in cui il lavoro, lo studio e il gioco finiscono per coincidere, per cumularsi, per esaltarsi a vicenda”. Enrico ascolta con interesse e io continuo a leggere dal mio taccuino la citazione tratta da ‘La fantasia e la Concretezza’ (2003). “Quando noi, nel medesimo tempo, lavoriamo producendo ricchezza, studiamo producendo sapere e apprendimento, giochiamo producendo gioia di vivere, godimento e allegria […] allora possiamo assaporare ciò che mi piace chiamare ‘ozio creativo’.”

Sono perfettamente d’accordo: il gioco dei bambini è curiosità, imprevisto e sorpresa. Questo spazio ludico, però, si assottiglia con la crescita e, così, si perde quella dinamicità fondamentale per l’innovazione. Noi abbiamo creato “Play Factory” uno spazio in cui giocare, divertirsi  e pensare. Il gioco è la chiave fondamentale per la conoscenza attiva, per le esperienze e per le scoperte innovative. Come ricorda il poeta tedesco Friedrich Schiller “l’uomo è completo solo quando gioca”.

Che cosa sono, per lei, la creatività e l’innovazione

Non credo che ci siano persone non creative, si tratta di individuare gli ambiti in cui una persona desidera impegnarsi, in cui è motivata a creare qualcosa di nuovo. Noi abbiamo diversi progetti (Blu zone, U_Net, ecc.) in cui coinvolgiamo studenti di scuole superiori ed università per collaborare, per confrontarci, per progettare il futuro e per dare vita, insieme, alle proposte più interessanti.

 “L’innovazione – come ricorda Albert Szent-Gyorgyi – consiste nel vedere ciò che hanno visto tutti, pensando ciò che non ha pensato nessuno”. Innovazione, per noi, significa realizzare un cambiamento e si cambia solo se si pensa al futuro con passione, fondando nuove relazioni, aprendo lo sguardo a nuove possibilità.

Ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti: Premio Nazionale per l’Innovazione 2010, Sviluppo Sostenibile 2009, Innovazione amica dell’ambiente 2008, Ernest & Young “Imprenditore dell’anno” 2007, Best workplace Italia 2002-2007, solo per citarne alcuni …

Ho il sospetto che tendano a prendere le liste dei premiati dell’anno precedente e … a pescare sempre da lì … sto scherzando, ovviamente!

Credo che l’innovazione più forte che ci sia in questo gruppo non sia solo quella tecnologica, che sicuramente ha un grosso peso, ma quella relativa allo sviluppo di un modello organizzativo. Cerchiamo di realizzare un’organizzazione flessibile che sappia adattarsi, in maniera rapida, alle nuove esigenze. Cerchiamo di distribuire e “diffondere” la responsabilità, di inserire continuamente dei giovani con mentalità aperta, liberi da schemi rigidi precostituiti.

C’è, comunque, un turn over fisiologico, necessario per un’impresa che ha sviluppato da 25 anni una cultura della conoscenza. E’ necessario prevedere un “manutenzione” delle persone e una job rotation. Accade spesso che persone che finiscono il loro percorso in questa azienda scelgano di valorizzare le competenze maturate mettendosi in proprio. Una delle soddisfazioni più grandi sono gli 80, tra ragazzi e ragazze, che hanno “assorbito” il nostro modo di lavorare e hanno dato vita a nuove attività imprenditoriali. Così come ci gratifica sapere che sono circa 150 i nostri ex-dipendenti che rivestono, oggi, ruoli di responsabilità in altre aziende. Tutto questo contribuisce a realizzare, sul territorio, un clima di crescita e di collaborazione, quel ritorno sull’investimento di cui tutti parlano.

Dove nascono le idee nel gruppo Loccioni?

Nascono un po’ dovunque, principalmente dalle esigenze del mercato, dalle esigenze dei clienti, dal desiderio di ridurre dei costi “fastidiosi” come la non comunicazione, la non qualità, lo spreco delle energie dell’ambiente.

All’interno del gruppo abbiamo, comunque, un’efficiente rete interna che agevola la comunicazione, la condivisione delle informazioni, la circolazione delle idee tra i diversi settori, tra i reparti di Ricerca ed Innovazione, Ricerca e Sviluppo, Produzione è un tam-tam continuo.  

Che suggerimenti darebbe ad un giovane che volesse creare un’impresa?

 Credo che sia auspicabile, e necessario, sviluppare una nuova imprenditorialità, mi capita, a volte, di vedere lavoratori che seguono ciecamente l’imprenditore, come le pecore seguivano il pastore: quando, però, i pastori finiscono … iniziano le difficoltà.

Gli aspetti più importanti per avviare un’attività sono la passione per quello che si fa, altrimenti ci si ferma presto; l’immaginazione per saper comprendere le esigenze del mercato e creare qualcosa di nuovo; il coraggio di portare avanti le proprie idee anche se gli altri ti scoraggiano; la fiducia verso le persone che collaborano con te.

Anche l’ottimismo è molto importante, chi deve portare avanti un progetto non può guardare il bicchiere mezzo vuoto: partirebbe già perdente. Di fronte alle difficoltà, a risposte come: “non si può fare”, “non è realizzabile” bisogna comunque riflettere, provare, riflettere di nuovo e riprovare.

Bene, direi che possiamo concludere questa nostra chiacchierata: c’è qualcos’altro che vuole aggiungere?

Uno dei valori importanti per me, una sorta di stella polare, è quello di creare lavoro, prima di pensare quanto ci posso guadagnare … perché ho l’impressione che ogni occasione di lavoro sia, comunque, un’occasione di incontro e di crescita.

Mi piace ricordare anche quelli che personalmente considero i tre elementi chiave del nostro lavoro: terra, conoscenza, persone.

All’inizio c’è la terra, con le lezioni che ci ha offerto in passato e che continua ad offrirci. Al centro del nostro lavoro c’è la conoscenza, la ricerca tecnologica e l’innovazione continua. Alla fine del nostro lavoro c’è la persona, perché ciò che facciamo vuole essere il nostro piccolo contributo per migliorare la qualità del vivere: in casa, sul lavoro, in auto, nell’ambiente. Cerchiamo di integrare idee, persone, tecnologie

Grazie Enrico per il tempo che mi ha dedicato e per la passione con cui ha condiviso la sua esperienza …

E’ stato un piacere anche per me.

 Ritornando a casa non faccio più tanta attenzione al caldo o al traffico, continuo a pensare che un modo diverso di concepire e vivere il lavoro forse è davvero possibile.

2 commenti su “Innovazione e Governance: intervista ad Enrico Loccioni (2° parte)

  1. Ugo Sgrosso

    Mezzo vuoto:
    ci sono meccanismi, della nostra società (non solo in Italia), che stanno abbassando le nostre capacità di uscire dagli schemi, dei quali siamo prigionieri.
    Mezzo pieno:
    esistono, in questa nuova era, nuovi strumenti che – se usati in modo nuovo – possono farci “vedere” un mondo diverso, quindi possono farci trovare le strade per superare la crisi culturale, sociale ed economica.
    Mezzo esplosivo:
    Enrico e tu (Giovanni) potete interessarvi della comunicazione, della cultura, dei valori – della società nella quale viviamo – per proporre una urgente “svolta”. Sono sicuro che non vi fermerete alle parole.

  2. Giovanni Lucarelli Autore articolo

    Grazie Ugo,
    sono certo che un atteggiamento creativo possa aiutare le persone, le organizzazioni e la società ad affrontare e risolvere i problemi in modo diverso. Questo blog, nel suo piccolo, è una delle diverse possibilità per contribuire a migliorare le cose …

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