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Cosa ci motiva ad essere creativi? (2° parte)

Nel post della scorsa settimana ho presentato alcune riflessioni sulla motivazione estrinseca ed intrinseca, vediamo adesso come la motivazione può influire sulle attività lavorative e, soprattutto, sul processo creativo.

Diversi ricercatori hanno condotto numerosi studi riguardanti le relazioni tra ricompense e prestazioni; i risultati confermano che:

– le ricompense tendono ad incoraggiare le persone a concentrarsi strettamente su di un compito, a svolgerlo nel modo più rapido
possibile, assumendosi pochi rischi;

– le persone, spesso, si sentono controllate dalla ricompensa e, come ricorda Richard Ryan, “la creatività tende a ridursi quando diminuisce il senso di autodeterminazione”;

– le ricompense estrinseche possono erodere la motivazione intrinseca, rendere il lavoro meno piacevole e ridurre l’accuratezza e l’impegno.

Un aspetto interessante riguarda anche le modalità con cui una ricompensa viene vissuta dalla persona. La percezione di lavorare solo per ottenere qualcosa, infatti, diminuisce il desiderio di svolgere tale attività.

C’è una storiella simpatica che chiarisce bene questo concetto.
Un anziano signore veniva spesso infastidito dalle prese in giro e dagli scherzi dei bambini del
vicinato. Un giorno escogita un piano: offre ad ogni bambino con un dollaro per tornare ad insultarlo il martedì successivo. I bambini lo fanno entusiasti e ricevono la ricompensa, ma ottengono una promessa di soli 25 cent per il mercoledì. Il giorno successivo tornano, lo insultano di nuovo e ottengono il loro quarto di dollaro. L’anziano, a questo punto, dichiara che giovedì avrebbe dato loro solo un penny. Allora i bambini gli dicono di lasciar perdere e non si prendono più gioco di lui.

Teresa Amabile, docente all’Harvard Business School ed esperta di creatività organizzativa, ha condotto una serie di studi per approfondire le correlazioni tra ricompense e creatività.

In un primo studio (1985) ha chiesto agli studenti di un corso di scrittura creativa presso la Brandeis University di scrivere alcune poesie. Ad un primo gruppo aveva dato una lista di  motivazioni estrinseche (fare buona impressione sui docenti, guadagnare denaro e ottenere l’accesso a scuole di specializzazione post-universitaria, ecc.) e aveva chiesto loro di realizzare i propri scritti in relazione a queste motivazioni. Ad un secondo gruppo fu data una lista di motivazioni intrinseche (il piacere di giocare con le parole, la soddisfazione di esprimere se stessi, ecc). Ad un terzo gruppo, infine, non venne data alcuna lista. Gli studenti a cui avevano dato le motivazioni estrinseche trovarono il compito più difficoltoso e produssero scritti che, a giudizio di una commissione di dodici poeti indipendenti, erano indubbiamente scarsi e decisamente meno creativi degli altri gruppi.

In un esperimento successivo la Amabile ha presentato ad alcuni studenti puzzle di differente complessità; ad un gruppo aveva promesso una ricompensa se fossero riusciti a completarli, mentre all’altro non aveva promesso nulla. Gli studenti che non si attendevano una ricompensa scelsero i puzzle più difficili, mentre quelli a cui era stato promesso un compenso optarono per quelli più facili.

Teresa Amabile ha evidenziato, nelle sue ricerche, come ricompensare direttamente l’ideazione creativa tende, ben presto, ad inibirla e, in alcune circostanze, giunge perfino ad estinguerla completamente (“How to kill creativity). La persona, infatti, tende a spostare la propria attenzione e le proprie energie dal compito creativo alla ricompensa. “Più è complessa l’attività” ammonisce la ricercatrice, “maggiore è il danno che può causare la motivazione estrinseca”.

Ciò che ci spinge e ci agevola a svolgere attività creative, quindi, è principalmente la motivazione intrinseca, una splendida miscela di curiosità, apprendimento, gusto della sfida, autonomia di scelta e, ovviamente, passione.

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