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La sottile arte di prendere decisioni creative (senza stressarsi troppo)

Foto: Andrew Lozovyi

Quando è stata l’ultima volta che hai preso una decisione?

Probabilmente qualche secondo fa, quando hai deciso di leggere questo articolo … 😉

1. Decidere non è una cosa facile

C’è chi sostiene che prendiamo oltre 35.000 decisioni al giorno … a me sembra una cifra spropositata e, cosa per me piuttosto grave, non ho trovato alcuna ricerca scientifica che confermi questi numeri.

L’unica ricerca che ho rintracciato, e anche questa è sorprendente, riguarda le decisioni relative al cibo e si intitola “Mindless Eating: The 200 Daily Food Decisions We Overlook” (svolta nel 2007, da Brian Wansink e Jeffery Sobal presso la Cornell University) e ha evidenziato che prendiamo, ogni giorno, 200 decisioni relative al cibo (per la verità sarebbero 221).

Al di là delle statistiche, che hanno un valore relativo, è certo che prendiamo molte decisioni e, altrettanto sicuramente, non siamo pienamente consapevoli di tutte le scelte che compiamo (soprattutto delle più semplici).

Vediamo qualche esempio.

La mattina, quando suona la sveglia, decidiamo se alzarci o premere il tasto snooze (e concederci qualche altro minuto sotto le coperte), una volta in bagno decidiamo se fare la doccia o no (io consiglio sempre di farla ;-D). Possiamo dedicarci, poi, ad una routine mattutina e fare esercizi (Yoga, Tai Chi, ecc.), fare una passeggiata o una corsa, leggere qualche pagina di un libro, meditare, ecc. A colazione decidiamo se bere un caffè o un thè, mangiare dei biscotti o della frutta, ecc. Scegliamo, poi, come vestirci, come pettinarci, come truccarci (per le donne), ecc.

Insomma, prendiamo un sacco di decisioni prima ancora di uscire di casa …

Una decisione, se vogliamo trovare una definizione, è un’azione consapevole e intenzionale che consiste nello scegliere un’opzione (azione, bene, servizio) tra una molteplicità di alternative dall’esito non sempre certo.

Quando vogliamo acquistare qualcosa (azione consapevole e intenzionale), come ad esempio un pacchetto turistico o un telefono cellulare, analizziamo una serie di possibilità (molteplicità di alternative) e alla fine scegliamo la soluzione che sembra rispondere meglio alle nostre esigenze; non abbiamo la sicurezza, tuttavia, che questa soddisfi a pieno le nostre aspettative (esito non certo).

Ci sono alcune decisioni più semplici (quali jeans indossare, che pizza scegliere al ristorante, ecc.), altre più complesse (a quale Università iscriverci, quale sport praticare, ecc.) e altre strategiche (in quale città vivere, con chi sposarci, quale casa acquistare, ecc.).

Ogni scelta, comunque, comporta un investimento di tempo e di energie.

Hai mai sentito parlare della “decision fatigue”? Forse non ne hai sentito parlare, ma sicuramente, in qualche circostanza, l’ha provata.

Lo psicologo statunitense Roy Baumeister ha coniato (nel lontano 1994) l’espressione “decision fatigue” (stanchezza da decisione), per indicare la situazione in cui l’abilità di scegliere è messa in crisi dall’elevato numero di scelte da compiere o dallo stress cronico.

Maggiore è il numero di decisioni che prendiamo, più si “deteriorano” le nostre capacità di valutazione e, di conseguenza, peggiori diventano le nostre scelte.

La nostra abilità di prendere buone decisioni, in altre parole, è inversamente proporzionale al numero di decisioni da prendere. Se siamo sotto stress, poi, le cose non possono che peggiorare.

Una recente ricerca del MIT – Massachusetts Institute of Technology (“Microstimulation of primate neocortex targeting striosomes induces negative decision‐making”) ha evidenziato come l’area del cervello coinvolta nelle decisioni (corteccia orbitofrontale) viene alterata quando la persona si trova sotto stress.

Per uscire velocemente da queste situazioni di stanchezza e di disagio tendiamo ad assumere un atteggiamento passivo, a procrastinare oppure cediamo all’impulsività ragionando in modo sbrigativo e superficiale. Questo vale non solo per le nostre scelte personali, ma anche per le decisioni che riguardano la nostra azienda (o il nostro business).

L’incidenza della fatica nel processo decisionale emerge anche da uno studio (“Extraneous Factors in Judicial Decisions”), a dir poco sorprendente, svolto dai ricercatori Danziger e Levav dell’Università di Standford, nel 2011.

I ricercatori volevano individuare i fattori in base ai quali un giudice avrebbe concesso la libertà vigilata a un criminale. Hanno analizzato 1.112 sentenze (emanate in un periodo di dieci mesi), e hanno scoperto che i fattori discriminanti non erano la gravità del crimine commesso o il comportamento tenuto in prigione, ma l’ora in cui veniva emessa la sentenza.

I giudici si mostravano più propensi a concedere la libertà vigilata all’inizio della giornata o subito dopo la pausa pranzo. In questi momenti, infatti, avevano maggiore energia e lucidità e riuscivano a valutare, più facilmente, tutte le variabili in gioco. A mano a mano che le ore passavano, e la fatica si accentuava, diventava più difficile valutare i casi e propendevano per non concedere la libertà vigilata, la scelta più facile e automatica.

Sorprendente, vero?

2. Decisioni clamorosamente errate

Anche nel mondo aziendale ci sono esempi di pessime decisioni (non so se a causa della “decision fatigue”) che hanno portato a fallimenti clamorosi.

Nel 2000, il giovane Reed Hastings aveva proposto a John Antioco, CEO di Blockbuster, di acquisire la sua piccola e giovane azienda (che permetteva di prenotare i dvd dei film via internet e di riceverli a casa) per una cifra di 50 milioni di dollari. Antioco lo considera un business troppo piccolo e troppo di nicchia e rifiuta l’offerta. L’azienda di Hastings si chiamava Netflix, oggi ha 86 milioni di abbonati (in 190 Paesi) e vale oltre 150 miliardi di dollari. Blockbuster, nel 2013, è stata costretta a dichiarare fallimento.

Steven J. Sasson, nel 1975, ha inventato la prima fotocamera digitale, forse non era proprio un gioiellino (pesava 3,6 kg e aveva una risoluzione di 0,01 megapixel) ma funzionava ed era rivoluzionaria. L’ha proposta all’azienda in cui lavorava (leader nel settore della fotografia e delle pellicole), ma i manager non hanno colto la portata della sua innovazione (e lo hanno deriso). L’azienda si chiamava Kodak e intendeva investire nel digitale solo per migliorare i suoi nastri. Tutto il mondo della fotografia è passato, nel giro di poco tempo, dalla pellicola ai pixel e, nel 2012 la Kodak ha dichiarato bancarotta.

Tony Fadell è un ingegnere informatico, nel 2000 ha avuto l’idea di creare un nuovo lettore mp3, che fosse piccolo e semplice da usare. Propone la sua invenzione a Rob Glaser, fondatore della RealNetworks, azienda che realizza software e servizi di streaming basati sull’intelligenza artificiale (forse ricordi RealPlayer, RealVideo, RealAudio, ecc.), ma riceve un secco rifiuto. Si rivolge, allora, a Steve Jobs, che ha accolto con entusiasmo l’idea e l’ha resa uno dei prodotti più rivoluzionari, e più proficui, di Apple. Jobs lancia l’iPod nel 2004 e, nei primi tre anni, ne vende cento milioni di pezzi. La RealNetworks si occupa, ancora oggi, di servizi in streaming e i suoi ricavi sono solo una piccola frazione di quello che Apple guadagna da iTunes.

Queste riflessioni non hanno l’obiettivo di criticare l’operato dei manager (sinceramente, non so che cosa avrei scelto io al loro posto …) ma di farti comprendere quanto siano complesse le scelte nell’ambito della creatività e dell’innovazione.

Vorrei suggerirti, a questo proposito, qualche strategia e qualche tecnica per ottimizzare le tue decisioni, prima, però, vediamo come evitare o, almeno, come ridurre la “decision fatigue”.

3. Come ridurre la decision fatigue

Visto che non possiamo fare a meno di prendere decisioni, e visto che questo processo consuma il nostro tempo e le nostre energie, vediamo qualche accorgimento per ridurre al minimo la “decision fatigue”.

Semplifica le scelte
Cerca di ridurre il numero di decisioni da prendere ogni giorno. Potresti cominciare “semplificando” il tuo guardaroba (non so se l’hai notato ma Mark Zuckerberg mette, ogni giorno, lo stesso tipo di maglietta grigia, Steve Jobs indossava sempre i jeans e un dolcevita nero, il presidente Barack Obama limitava le sue opzioni ad un abito blu e uno grigio). Puoi pianificare il menù dei pasti all’inizio della settimana in modo da ottimizzare i tempi e avere un’alimentazione equilibrata. Puoi organizzare la tua giornata definendo le attività che svolgerai, quando ti allenerai, quando leggerai, ecc.

Comincia dalle cose più importanti
Stabilisci le tue priorità, questo ti consente di focalizzare l’attenzione su ciò che conta di più e ti permette di dedicare le tue energie al lavoro (invece di che dover continuamente definire a cosa lavorare).

Dedica le prime ore del mattino alle decisioni più importanti, avrai maggiore energia e concentrazione per svolgerle al meglio. Durante la giornata, come abbiamo visto, le tue capacità di decision making diminuiscono e diventerà sempre più difficile affrontare le attività più impegnative.

Nutri il corpo e la mente
Il processo decisionale, come hai compreso, richiede energia, tempo e concentrazione. Per lavorare al meglio: bevi molto, fai dei pasti sani e regolari e concediti alcune pause (ascolta una canzone, medita, ecc.) e, di notte, cerca di dormire almeno 7 ore. Quando devi prendere decisioni importanti, riattiva le energie: fai alcuni esercizi di respirazione oppure un po’ di movimento fisico (scendere le scale, fare due passi intorno all’isolato, ecc.) e mangia qualcosa di nutriente (frutta secca, cioccolato fondente, ecc.). Lo so che sembrano consigli banali, ma metterli in pratica è sempre un’ottima cosa.

4. Come valutare le idee creative

La situazione, di solito è questa: hai fatto una sessione di ideazione creativa (individuale o di gruppo) e ti ritrovi con un taccuino pieno di idee o con una lavagna piena di post-it.

Molte di queste idee ti piacciono e vorresti realizzarle tutte, ma sai che non è possibile.

Concretizzare le idee comporta un dispendio notevole di tempo e di energie, non possiamo, quindi, realizzarle tutte: dobbiamo individuare quelle più promettenti.

E qui, nasce la madre di tutte le domande: “Ma come possiamo sapere, all’inizio, se quell’idea (scritta velocemente su un post-it colorato) avrà successo?”

Voglio essere sincero con te: la verità è che non possiamo saperlo con certezza …

Quello che possiamo fare, comunque, è identificare le idee che hanno la maggiore probabilità di essere efficienti e innovative. Insomma le idee che hanno qualche marcia in più …

Per scoprire queste idee, particolarmente promettenti, ti presento una tecnica si chiama matrice “Impatto – Realizzabilità”. È una tecnica semplice, e molto efficace, che ti consente di valutare facilmente le proposte su cui investire le tue energie e il tuo tempo.

Disegniamo, per prima cosa, uno schema cartesiano: sull’asse verticale stimiamo l’impatto: scrivi, in alto, “Alto impatto” e in basso “Basso impatto”. Sull’asse orizzontale valutiamo la realizzabilità: scrivi, a sinistra, “più facile” e, a destra, “più difficile”

Cominciamo a valutare le idee in base ai criteri dello schema che abbiamo appena disegnato :

  • Prendi un post-it e domandati quanto quella proposta sia facile da realizzare: se è molto facile, spostati verso sinistra, se non lo è, spostati verso destra;
  • Valuta, adesso, l’impatto che quell’idea ha sul problema (quanto riesce, cioè, a risolverlo): se lo risolve a pieno, spostati verso l’alto, se, invece, lo risolve in modo parziale, spostati verso il basso;
  • Puoi attaccare, a questo punto, il post-it nel punto dello schema che indica la sua realizzabilità e il suo impatto;
  • Procedi con tutti gli altri post-it;
  • Alla fine, avrai tutte le idee disposte all’interno dello schema.

Concentra le tue energie sulle proposte che si trovano nel riquadro ‘alto impatto’ e ‘facile realizzazione’ in modo da ottimizzare risorse e risultati.

Ma non finisce qui, c’è un altro aspetto a cui devi fare attenzione: si chiama “creative paradox” (paradosso creativo) ed è stato confermato da una recente ricerca dell’Università della Pennsylvania.

Lo studio svolto da Jennifer Mueller, “The Bias Against Creativity: Why People Desire But Reject Creative Ideas, ha evidenziato che le persone esprimono, a parole, il desiderio di nuove idee ma, all’atto pratico, tendono a rifiutarle. I motivi principali sembrano essere due: evitare l’incertezza ed evitare di correre rischi (puntando alla stabilità)

Devo confessarti che mi è capitato, in passato, di vedere persone che erano riuscite a generare idee innovative (in qualche caso anche “rivoluzionarie”) ma poi, nella selezione hanno finito per preferire quelle “ordinarie” o poco innovative.

Allora il mio consiglio è: applica la tecnica “Impatto – realizzabilità”, che abbiamo appena visto, e guardando le idee che si trovano nel riquadro ‘alto impatto’ e ‘facile realizzazione’, domandati: “Quale di queste idee è più originale?” la risposta dovrebbe guidarti alla scelta più promettente.

Se ti interessa approfondire questo argomento, puoi dare un’occhiata al mio nuovo manuale “Selezionare le idee. 10 tecniche per imparare a riconoscere le proposte più interessanti”. È un ebook molto pratico e sintetico (sono 45 pagine) in cui ho raccolto gli strumenti più efficaci, che uso ogni giorno con i miei clienti, per individuare le idee migliori.

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