Rober Adler: un inventore che ci ha semplificato la vita

C’è un dispositivo che utilizziamo tutti giorni, più volte al giorno, a casa e in ufficio, per lavoro e per divertimento, un dispositivo di cui, probabilmente, non sapremmo più fare a meno. Ci permette di entrare e di uscire, ci aiuta a stare più freschi oppure più caldi, ci consente di selezionare ciò che ci piace di più con estrema facilità e, soprattutto, con grande comodità.

Il suo autore ha registrato oltre 180 brevetti nella sua carriera, ma è diventato famoso, presso il grande pubblico, nel 1956, quando, insieme al collega Eugene Polley, ha messo a punto lo “Space Command”, un dispositivo che consentiva di comandare a distanza il televisore.

Ci sono diversi aspetti molto interessanti nella sua invenzione, ma procediamo con ordine.

Robert Adler nasce a Vienna nel dicembre del 1913; fin da bambino è affascinato dagli esperimenti scientifici e dall’attività della madre, Jenny Adler-Herzmark, brillante fisica. Dopo il liceo studia fisica all’Università di Vienna e, nel 1937, consegue il Dottorato di Ricerca. L’anno successivo, a causa delle leggi razziali, si trasferisce in Belgio, poi in Inghilterra e, infine, emigra definitivamente negli Stati Uniti. Nel 1941 viene assunto, come ingegnere, nella divisione ricerca della Zenith Electronics Corporation di Chicago, all’epoca una delle più importanti aziende nella produzione di radio e di televisori (attualmente il brand Zenith Electronics appartiene alla LG Electronics)

Eugene McDonald, fondatore e presidente della Zenith, non sopportava la pubblicità televisiva. Era profondamente infastidito dagli spot commerciali, ma era convinto che si trattasse di una “moda passeggera” perché, secondo lui, la TV commerciale non avrebbe avuto futuro. Aveva incaricato, comunque, Adler di ideare una soluzione per risolvere questo problema. Le indicazioni di McDonald erano queste:

– un “marchingegno” capace di togliere l’audio dalla tv, a distanza, quando veniva trasmessa la pubblicità;
– non doveva avere batterie perché, una volta esaurite, i telespettatori avrebbero pensato che il televisore fosse guasto;
– doveva emettere un segnale (luminoso o acustico) chiaramente percepibile, altrimenti i clienti non avrebbe capito se funzionava oppure no;

Robert Adler non diede molta importanza alle richieste del suo capo e si mise al lavoro con il collega Eugene Polley per sperimentare alcune idee.

Il primo modello si chiamava “Lazy bones” ed era collegato al televisore con un cavo. Com’è intuibile non fu un gran successo, visto che i fili finivano spesso per intrecciarsi con oggetti, animali e persone causando, non di rado, pericolose cadute. Era necessario individuare una soluzione tecnologica che consentisse di inviare alla tv dei segnali senza fili.

Una delle prime idee fu quella di impiegare le onde radio. Dopo qualche riflessione, però, non si rivelò una scelta promettente: attraversando facilmente i muri, le onde radio rischiavano di cambiare canale alla tv del vicino …

Il secondo modello, il “Flashmatic”, fu basato su raggi luminosi inviati a cellule fotoelettriche posizionate sul televisore. Il dispositivo sembrava funzionare abbastanza bene, finché un raggio di sole non colpiva le fotocellule cambiando canale o innescando un’altra delle funzioni del telecomando.

Nell’autunno del 1956, dopo ulteriori ricerche, misero a punto lo “Space Command”, che sfruttava le onde sonore ad alta frequenza per comunicare con il televisore. Per assecondare la richiesta di McDonald di non utilizzare le batterie, Adler realizzò un ingegnoso sistema in cui dei martelletti, attivati dalla tastiera, percuotevano delle barrette d’alluminio producendo gli ultrasuoni.

Lo “Space Command”, sebbene un po’ ingombrante, era un dispositivo molto funzionale, in grado di svolgere molte più funzioni di quelle richieste da McDonald: accendeva e spegneva il televisore, regolava il volume, toglieva l’audio e cambiava i canali. Nei primi anni ‘60 Adler dotò il telecomando di circuiti elettrici e batterie e, per oltre 25 anni, si diffuse in tutto il mondo (per la gioia degli utenti più pigri). A metà degli anni ’80, poi, furono introdotti gli attuali telecomandi a raggi infrarossi. Oggi i telecomandi vengono impiegati in numerosi ambiti (gestione porte e cancelli, regolazione impianti di irrigazione, di condizionamento, di illuminazione, ecc.) e, ovviamente, nel controllo degli impianti di home entertainment e tv (satellitare, digitale terrestre, ecc.) dove, con buona pace di McDonald, gli spot pubblicitari non sono affatto diminuiti.

Robert Adler fu promosso, nel 1963, vicepresidente, poi presidente ed infine direttore delle ricerche alla Zenith (dove rimase, in veste di consulente tecnico, fino al 1997).
Nel 1980 ha ricevuto la medaglia Edison IEEE, nel 1997 è stato premiato, insieme a Polley, con l’Emmy Award dalla National Academy of Television Arts and Sciences.

Che cosa possiamo imparare da questa storia?

La passione e l’impegno sono alcuni degli “ingredienti” fondamentali per iniziare un processo creativo. E’ necessario, poi, generare una molteplicità di idee, cercando di immaginare alternative “divergenti” che nessuno ha ancora proposto. La sperimentazione delle soluzioni più promettenti, infine, fornisce indicazioni preziose per orientare la concretizzazione del proprio lavoro.

Alcune volte, poi, potrebbe essere utile … non dare troppo retta al capo.

Un modello dello “Space Commander 600”

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