Creatività e downshift: intervista con Simone Perotti (2° parte)

Ecco la seconda parte dell’intervista con Simone Perotti, la prima la trovate qui.

Che cos’è per te la creatività? E in quali circostanze ti vengono le migliori idee?

Io faccio lo scrittore, invento storie che siano false ma, proprio per quello forse, sappiano parlare a molti della loro realtà. La creatività è la sorella, l’amante, la compagna costante delle mie lunghe giornate a scrivere. Ma è anche il risultato del mio dialogo interiore. Senza troppo frastuono, riflettendo, pensando, vivendo, parlo continuamente con me stesso, e l’altro che sono io mi risponde. E’ in questo minimo team fatto di varie identità che la creatività si esprime. La gente poco creativa non ha meno sinapsi, è solo muta con se stessa. Le migliori idee, forse, vengono mentre stiamo facendo qualcos’altro: mentre cuciniamo, mentre navighiamo, mentre ci rilassiamo e lasciamo vagare la mente …

Quali sono, nella tua esperienza, i principali ostacoli nel rendere più innovativo un gruppo o un’organizzazione?

Io non credo nei gruppi, nelle aziende, nelle organizzazioni. L’uomo messo in gruppo smette di esprimersi, perché deve tener conto di mille variabili interpersonali, sociali, politiche, di gruppo appunto. Nelle organizzazioni, centrate sul modello americano, il gruppo serve per far girare le macchine, per mandare avanti le cose quando tanta gente deve coesistere e i servizi sono complessi. E’ un sistema perfetto per l’organizzazione, ma per la creatività è una tomba. Il gruppo è un luogo dove le persone che hanno fatto strada dovrebbero venire per portare la loro esperienza, non luoghi dove gente debole, senza idee, va a prenderne.

Eppure l’uomo fin dalla preistoria si è riunito in gruppi … davvero nella tua esperienza non hai mai visto un gruppo generare idee innovative?

Poche volte, forse quasi mai. E comunque meno di quello che, sono certo, avrebbero potuto fare le persone da sole, credendoci, concentrandosi. Bisogna distinguere tra organizzazione e ideazione. Per l’organizzazione serve il gruppo, servono ruoli, coordinamento. Per l’ideazione serve la creatività, che quasi mai è generata dallo scambio. Lo scambio serve, semmai, per affinare le idee, per associarle.

Quali consigli daresti ad un ragazzo o ad una ragazza per realizzarsi nel mondo del lavoro?

Primo: non farsi assumere, per nessuna ragione: finirebbe per adeguarsi al modo di pensare e di funzionare dell’organizzazione. Secondo: seguire solo ed unicamente le proprie propensioni. Il mercato non ha idea di cosa serva, di cosa farci con noi, dunque dare retta al sistema del lavoro è un suicidio. Prima se volevi fare il pittore ti convincevi che per trovare lavoro dovevi studiare economia. Oggi se fai il pittore, probabilmente, hai più chance di sbarcare il lunario di un economista. Terzo: mettere passione in quello che fa, in questo modo può imparare molto e diventare davvero bravo nel suo campo; Quarto: non diventare succube del controllo e della frenesia, di tanto in tanto, per liberare la creatività, è utile lasciarsi andare: cantare, dipingere, inebriarsi di vento, di vino, di poesia e di musica, perché, come sosteneva George Gordon Byron, “il meglio della vita è l’ebbrezza!”

Quali potrebbero essere gli ambiti, le modalità e le progettualità che potrebbero creare “spazi di lavoro” funzionali, sostenibili, stimolanti (e magari divertenti)?

Discorso lunghissimo da fare, questo. Sicuramente inventare modalità e strumenti che consentano di sfruttare energie rinnovabili e ri-trovare un’armonia con la natura. Diciamo che se un uomo smette di applicare, di recitare un copione, si apre un mondo di energia, di avventura. La sua vita terminerà comunque a novant’anni, ma nel frattempo avrà tempo e energia per fare qualunque cosa. Se avessero detto a un uomo del Medioevo che avremmo volato non ci avrebbe creduto. Chissà in questo momento a quante cose possibili non stiamo credendo …

A proposito di progettualità, nelle ultime pagine del tuo libro “Adesso basta” proponi un’idea simpatica …

E’ una proposta creativa per risolvere alcuni problemi (solitudine, scarsa autonomia, pensione inadeguata, ecc.) che incontreranno, tra non molti anni, i baby-boomers  che sono single. Si tratta di realizzare un luogo in cui predisporre (magari ristrutturando un vecchio casale) una serie di mini appartamenti accessoriati e cablati, un grande salone, una cucina molto grande, tutto circondato da orto e giardini.  Le persone mettono in comune pentole, tavoli, libri, film, e soprattutto condividono idee.  Possono alternare momenti di tranquillità e solitudine ad attività comuni: organizzare eventi, invitare persone a parlare, ma anche costruire una falegnameria o un laboratorio in cui divertirsi e creare cose utili.

Bene Simone, grazie per la piacevole chiacchierata, in bocca al lupo per tutte le tue attività e … buon vento!

Grazie a te, e a voi, per la compagnia e la simpatia. Se vi andasse di fare un giro in barca … sapete dove trovarmi.

 

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