Creative workplaces: spazi creativi … in ufficio (1 parte)

workplace creativiI luoghi e i tempi di lavoro stanno diventando
sempre più “liquidi”. Molti di noi lavorano un po’ dovunque: a casa, in treno, in albergo, in riva al mare (i più fortunati), ma tutti, prima o poi, torniamo in ufficio.

Quali sono le caratteristiche ottimali di un luogo in cui lavorano persone creative? Che influenza hanno la luminosità, i colori, i suoni? E’ più importante la dimensione dello spazio o la sua “organizzazione”?

Fino a poco tempo fa, ad essere sinceri, gli uffici erano progettati per ospitare (a tempo pieno) i dipendenti e agevolare il controllo sulla presenza e sulla produttività di ognuno, senza dedicare particolare attenzione alla vivibilità e al confort.

In anni più recenti diverse aziende hanno compreso che, invece di adattare i processi operativi a contesti fisici rigidi, era più produttivo predisporre luoghi di lavoro in grado di favorire le attività dei knowledge workers.

Un interessante studio, condotto nel 2011 da Yuri Martens della Bartlett School of Architecture di Londra, ha evidenziato, o forse dovrei dire confermato, quanto le peculiarità dello spazio fisico di lavoro influiscano sulle abilità creative.

Attraverso numerose interviste a professionisti creativi (architetti, produttori cinematografici, industrial designer, concept developer, ecc.) Martens ha esplorato gli aspetti principali che favoriscono i processi creativi e che, più in generale, contribuiscono al successo aziendale (cambiamento organizzativo, soddisfazione dei dipendenti, cultura innovativa, ecc.).

Le relazioni tra ambiente di lavoro e creatività sono piuttosto complesse. Da numerose ricerche (compresa quella di Martens) emergono, comunque, alcuni elementi interessanti a cui prestare attenzione:

1. Comunicazione
una disposizione fisica che agevoli la comunicazione, la condivisione di idee e lo sviluppo della
conoscenza tra colleghi. I manager più “illuminati” lavorano nella stessa area dei collaboratori, condividono lo stato di avanzamento dei progetti, le difficoltà e le opportunità. Le persone si trovano, così, ad interagire in un’atmosfera vivace, stimolante e “frizzante”.

2.  Flessibilità
composizioni spaziali capaci di “adattarsi” alle differenti attività (lavoro individuale, in piccoli gruppi, riunioni generali, ecc.) e alle diverse fasi del processo creativo (chiarificazione, ideazione, implementazione, ecc.). Le persone apprezzano la possibilità di poter modificare lo spazio a seconda delle esigenze ed alternare il dialogo e il confronto alla tranquillità e alla concentrazione.

3. Spazio psicologico
ambienti personalizzabili (a seconda degli individui, delle situazioni e della cultura) in cui le persone possano sentirsi a loro agio, sicure e libere. La possibilità di modificare personalmente la quantità di luce e di suoni risulta particolarmente gradita ai creativi. Le performance di individui “introversi” o “estroversi” (nell’accezione del Myers-Briggs Type Indicator) in compiti ideativi sono influenzate in modo differente dai fattori ambientali (luce, colori, musica di sottofondo, ecc.).

4. Spazi “out of box
zone esterne per passeggiare e riposarsi, aree relax in cui bere qualcosa insieme, in cui divertirsi e giocare (ping-pong, biliardo, ecc.), in cui cercare ispirazione …
Manager dinamici organizzano anche visite a mostre o musei, per favorire le intuizioni e le associazioni dei collaboratori creativi.

Questi elementi sono abbastanza intuitivi, la loro applicazione, tuttavia, consente di predisporre degli ambienti di lavoro in grado di agevolare i processi creativi.

Per i più curiosi ecco alcuni esempi di uffici di note aziende (Zappos, LinkedIn, Digg, Twitter, ecc.) particolarmente attenti alla progettazione degli spazi lavorativi.

Nel post della prossima settimana vedremo altri luoghi di lavoro eccellenti e alcuni suggerimenti per rendere più creativo lo spazio in cui lavoriamo.

Dai anche un'occhiata a

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I post recenti