E’ possibile essere innovativi senza essere creativi?

Creatività innovazione lavoroL’innovazione sembra essere diventata, negli ultimi tempi, un’esigenza irrinunciabile. Alzi la mano chi non ha sentito parlare, nel proprio contesto lavorativo, della necessità di innovare, al più presto, “qualcosa” (prodotti, processi, modalità di lavoro, ecc.).

“Dovete essere più creativi, più innovativi!” esorta, in modo più o meno gentile, il “capo” di turno. Sorgono, spontaneamente, un paio di domande: “Creatività e innovazione sono la stessa cosa?”; “E’ possibile essere innovativi senza essere creativi?”

Creatività: cogliere oltre quello che c’è

Ci sono molte definizioni di creatività: la capacità di “formare nuove combinazioni” Mednick, 1962),“congiungere elementi che sono comunemente pensati come indipendenti” (Getzels e Jackson, 1962),“generare effettiva sorpresa” (Bruner, 1962), “dimostrare unicità e valore” (Parnes, 1972), una sorta di “sintesi, abbastanza misteriosa, tra fantasia e concretezza” (De Masi, 2001). Ognuna ci aiuta a comprendere, un po’ meglio, un fenomeno abbastanza complesso.

Nella mia esperienza la creatività è la capacità di generare qualcosa di:

originale: che si discosta, per la sua unicità, da quanto già esiste;

rilevante: che assume un’importanza e un valore per chi lo vede;

– realizzabile: che è possibile concretizzare o produrre con le risorse attuali;

vantaggioso: che consente di svolgere una determinata attività con maggior efficienza ed
efficacia.

Il processo creativo riguarda sia aspetti emotivi, come atteggiamenti, sensazioni, emozioni, sia aspetti razionali, come abilità, conoscenze, esperienze; coinvolge, inoltre, elementi relativi alla sfera inconscia (intuizioni, visualizzazioni, associazioni, ecc.) e a quella cosciente (osservazioni, riflessioni, ecc.).

Se vogliamo proprio darne una definizione, potremmo dire che rappresenta la capacità di rompere gli schemi di pensiero ordinari e generare una molteplicità di idee e punti di vista nuovi e realizzabili, di lasciare percorsi mentali noti e comprovati per avventurarsi in territori incerti e inesplorati, l’abilità di percepire, cogliere e pensare oltre …

L’esperienza creativa è qualcosa di affascinante (divertente e frustrante) che coinvolge una molteplicità di aspetti: se ti è capitato, almeno una volta, di avere una buona idea, sai di cosa stiamo parlando. Come ricorda Annamaria Testa (nel suo post “come la creatività diventa innovazione”), la creatività “richiede flessibilità, competenze, talento, focalizzazione. E una tenacia fuori dal comune.” Per sua natura non è possibile pianificarla, possiamo creare, però, le condizioni che favoriscono il suo manifestarsi.

La creatività, lo sappiamo, prospera in ambienti vivaci, accoglienti, eterogenei, informali, ricchi di stimoli, aperti al dialogo, al confronto, alla condivisione di pensieri, riflessioni, esperienze, idee, ecc.

Il nostro contesto di lavoro ha alcune di queste caratteristiche?

Innovazione: realizzare quello che ancora non c’è

Innovare significa modificare un sistema (formato da elementi correlati tra loro in modo organico) introducendo qualcosa di nuovo.

Questa “novità” produce, molto spesso, delle variazioni rilevanti che, nella maggior parte dei casi, conducono ad un nuovo sistema. Il telefono cellulare che diventa anche lettore multimediale, registratore, macchina fotografica, ecc. è un tipico esempio di innovazione di prodotto.

In un’ottica aziendale l’innovazione rappresenta la combinazione e l’integrazione delle conoscenze possedute attraverso la realizzazione di prodotti, processi o servizi originali ed apprezzati.

Oltre ai prodotti le aziende sono interessate ad innovare anche le metodologie di lavoro, le strategie di comunicazione, le modalità di distribuzione, i modelli di business, ecc.

L’innovazione richiede determinazione, coraggio di rischiare, progettualità, organizzazione.

Che relazione c’è, allora, tra creatività ed innovazione?

La creatività” – affermava l’economista Theodore Levittè pensare cose nuove, mentre l’innovazione è fare cose nuove.”

Credo che sia un po’ riduttivo considerare semplicemente la creatività come l’input del processo e l’innovazione come l’output. Preferisco pensare che la creatività rappresenti la culla, l’ambiente fertile in cui i processi innovativi possano prendere forma, crescere e svilupparsi.

Possiamo anche immaginare la creatività come un fiore, ricco di tante fragranze e sfumature di colore che, dopo la maturazione, non esiste più, perché si è trasformato in un frutto, bello, gustoso e commerciabile ma che contiene, al suo interno, tutta la freschezza e le peculiarità originali.

Per una persona, così come per un gruppo o un’organizzazione, la capacità di innovare consiste, allora, nell’abilità di “convertire” le nuove idee (creative) in “oggetti” in grado di soddisfare, nel miglior modo possibile, le esigenze dei “clienti” attuali e potenziali.

Le aziende di successo sono tali perché riescono a sviluppare e “miscelare”, in un sapiente mix, sia un ambiente di lavoro dinamico, accogliente e creativo, sia una progettualità mirata, concreta e ben organizzata.

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