Vince chi è più creativo? Il pensiero di Julio Velasco (2° parte)

Pallavolo, sfida, Velasco, CreativitàAbbiamo visto, nel post della settimana scorsa, alcuni suggerimenti che Julio Velasco ha presentato durante la giornata di formazione “Come gestire se stessi e gli altri in una società complessa”.

Molte di queste indicazioni risultano preziose, secondo me, anche per chi desidera rendere più creativo il lavoro proprio e delle persone con cui lavora.

Vediamone alcune:

4. “Evitare la cultura dell’alibi” (Velasco)

Nello sport, così come nella vita lavorativa, prima o poi capita di sbagliare. Julio ci ha confidato che una delle cose che lo fanno più innervosire è la reazione dei giocatori che, davanti ad un errore, non si prendono le loro responsabilità.

Negare uno sbaglio, oltre ad essere un atteggiamento arrogante, rappresenta, per Velasco, uno “spreco” di energia che, invece, potrebbe essere utilizzata per trovare una soluzione.

In situazioni di questo genere possiamo reagire in due modi: cercare un “capro espiatorio”, denigrarlo e lasciare le cose come stanno, oppure domandarci perché è stato commesso l’errore, analizzarlo e individuare, insieme, dei rimedi adeguati.

Numerose tecniche di creatività si focalizzano prima sull’analisi dei fattori che hanno contribuito al verificarsi dell’errore e poi sulle possibili strategie risolutive. Questo approccio consente di creare una situazione di apprendimento e di condivisione, di risolvere il problema e di migliorare le relazioni tra le persone.

Domandiamoci: “Come tendiamo a reagire quando sbagliamo?”, “Come possiamo agire la prossima volta che ci troviamo di fronte ad un errore (nostro o altrui)?”.


5. “Far vedere è meglio che spiegare, far fare è meglio che far vedere” (Velasco)

Per favorire l’apprendimento e la crescita di un team, è molto importante dare l’esempio. Il leader di un gruppo deve mostrare le modalità di lavoro e il comportamento che vuole vedere realizzato dagli altri.

Julio suggerisce di seguire, nella formazione sportiva (ma anche in quella alla creatività, aggiungo io), un percorso graduale centrato su questi tre steps:

– abituare: introdurre degli esercizi quotidiani che, con il tempo, devono diventare “naturali”;
– insegnare: fornire conoscenze teoriche e pratiche su un certo argomento;
– allenare: praticare quello che la persona ha già imparato, per perfezionarlo e portarlo al miglior livello possibile.

L’efficacia dell’apprendimento esperienziale, d’altra parte, è nota da tempo; diversi autori (John Dewey, David Kolb, Kurt Lewin, Jean Piaget, ecc.) hanno evidenziato le potenzialità dell’esperienza diretta e concreta, rafforzata dalla riflessione individuale e in gruppo.

Questo approccio si dimostra particolarmente utile per sviluppare le abilità di problem solving, per imparare a fronteggiare in prima persona situazioni complesse, per rafforzare i comportamenti più creativi.

Possiamo chiederci: “Come posso utilizzare questo approccio nel mio lavoro?”, “In quali modi posso stimolare i miei collaboratori a migliorare sempre più?”.

6. “Chi vince festeggia, chi perde spiega” (Velasco)

Le vittorie più importanti, ha ricordato Velasco, sono contro di noi e i nostri limiti. Se scegliamo di affrontare, a viso aperto, le nostre paure, le nostre lacune, i nostri difetti, siamo sulla strada verso il successo.

Quando si vince, nello sport come nel lavoro, tendiamo a festeggiare senza fare particolare attenzione ad analisi e verifiche, mentre quando si perde cominciano i “processi” ai giocatori e all’allenatore.

L’insuccesso rappresenta, secondo me, un’importante occasione di verifica e di crescita: “L’unico vero fallimento”, come ricorda il filosofo Antony Grayling, sta nel permettere alla sconfitta di avere la meglio su di noi”.

Julio esorta, invece, ad imparare molto anche dalle vittorie, valutando i nostri meriti e, contemporaneamente, quelli dell’avversario, cercando di individuare le abilità che possiamo ulteriormente migliorare.

Scegliere di giocare contro i più forti è un altro suggerimento prezioso per verificare le nostre capacità e perfezionare la nostra preparazione. Accogliere impegni lavorativi sempre più sfidanti ci stimola a dare il meglio e ad incrementare la nostra creatività.

Domandiamoci: “Chi è molto bravo nel nostro ambito lavorativo?”, “Che cosa possiamo imparare da lui/lei?”.


Un simpatico epilogo

Alla fine della relazione di Velasco è stato riservato uno spazio per le domande. Alcune mi sono sembrate interessanti (come riconoscere i talenti, come favorire il lavoro in gruppo, ecc.), altre decisamente banali.

Verso la conclusione della giornata ho colto l’opportunità di chiedere a Velasco se l’umorismo fosse un ostacolo o un aiuto alle performance di un team: secondo te, cosa mi ha risposto?

Ha confermato, ancora una volta, l’importanza dell’umorismo per ridurre la tensione e lo stress, per rendere più piacevoli trasferte ed attese, per creare unione e affiatare il team.

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