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Mettere in discussione le vecchie (sacre) regole (2ª parte)

Vecchie Regole, old rules, Creatività, Innovazione,Abbiamo individuato, nel post della settimana scorsa, alcune “vecchie regole” che campeggiano in molti luoghi di lavoro. Imparare a mettere in discussione questi approcci, oggi superati, può risultare prezioso per favorire la creatività e schiudere le porte a soluzioni innovative.

Vediamo qualche altra regola, citata da Fraser, Bernstein e Schwab nel libro “A morte le vacche sacre”, che sarebbe utile abbandonare.

“Bisogna combattere il nemico di fronte”

Nel Mediterraneo, fin dal 500 a.C., la modalità di combattimento usuale era lo scontro “frontale” tra gli eserciti. La formazione più utilizzata era la famosa “falange macedone”, introdotta da Filippo II, padre di Alessandro Magno. Consisteva in uno schieramento, numeroso e compatto, di soldati armati di scudo e sarisse (lunghe lance di 5-7-metri) che avanzava coeso.

Visti i numerosi successi, questa formazione era considerata la più efficiente e, per alcuni secoli, praticamente invincibile.

Nel 197 a.C., però, la capacità di mettere in discussione le regole consente a Tito Quinzio Flaminino di conseguire una vittoria storica e di consolidare l’egemonia dell’Impero Romano nella penisola ellenica.

Sulle colline di Cinocefale (l’attuale Karadagh in Tessaglia), Flaminino, a capo di circa 32.400 uomini, affronta l’esercito macedone, di oltre 51.000 soldati, guidato da Filippo V. Sfruttando la maggiore flessibilità del suo esercito, Flaminino attacca i macedoni di lato mentre, a causa delle asperità del terreno, sono nella fase di passaggio dalla formazione di marcia a quella di battaglia. Scompagina, così, l’approccio con cui la falange macedone è solita fronteggiare i nemici ed ottiene una vittoria schiacciante.

Proviamo a domandarci:

– Quali sono le usuali modalità di lavoro per “combattere” i principali problemi ?
– In quali altri modi è possibile affrontare tali sfide?

 

“Noi siamo fatti cosi (e mangiamo solo carne)”

Gli islandesi si insediarono in Groenlandia intorno al 985 d.C. Erik Thorvaldsson, soprannominato Erik il Rosso, aveva esplorato la costa ed era rimasto affascinato dai terreni fertili, ricchi di laghi d’acqua dolce, di vegetazione rigogliosa, ecc. Nel 985, appunto, parte dall’Islanda con 25 navi (di cui solo 14 giungeranno a destinazione), per colonizzare questa nuova terra.

Negli anni successivi la colonia si espande velocemente: sorgono fattorie e villaggi in cui alcune migliaia di persone prosperano grazie all’allevamento degli animali, la loro principale fonte di sostentamento.

Le cose, però, cominciano a cambiare attorno al 1450. Il repentino abbassamento delle temperature provoca una sorta di glaciazione che sconvolge il paesaggio: i ghiacciai si estendono inglobando gran parte delle terre coltivate e rendendo impossibile per le navi commerciali raggiungere i porti.

I Vichinghi non riescono a cambiare il loro stile di vita per adattarsi alle nuove condizioni e, nonostante l’abbondanza di pesce, nel giro di pochi anni, muoiono tutti per fame.

Jared Diamond, nel libro “Collasso: come le società scelgono di morire o vivere”, indica alcuni fattori che hanno contribuito all’estinzione della colonia groenlandese: cambiamenti climatici, danni ambientali, ostilità delle popolazioni vicine (Inuit), mancanza di contatti con la madrepatria e, soprattutto, l’atteggiamento conservatore dei coloni.

Il rifiuto da parte dei Vichinghi di imparare le efficienti tecniche di caccia e di pesca degli Inuit, di introdurre il pesce nella loro alimentazione, di riorganizzare il loro modo di vivere ne ha causato la completa estinzione.

Chiediamoci:

– Quali sono i cambiamenti dello scenario attuale che riesco a cogliere?
– Quali “adattamenti” sono necessari per me, o per la mia azienda, per sopravvivere?

 

Learn the rules, so you can break them properly

Questi esempi possono sembrare un po’ “estremi”, ma ci aiutano a comprendere chiaramente la necessità di valutare, e di mettere in discussione, i presupposti che caratterizzano il nostro ambito lavorativo … e che tutti danno per scontati.

Tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare” affermava Albert Einstein “fino a quando arriva uno sprovveduto che non lo sa e la inventa”.

Sarà più semplice, in questo modo, osservare con attenzione la realtà che ci circonda e cogliere elementi preziosi che possono condurci a risultati davvero innovativi.

Un approccio creativo, secondo la saggista Mary Lou Cook, consiste proprio “nell’inventare, sperimentare, crescere, assumersi rischi, rompere le regole, sbagliare e divertirsi”.

Un commento su “Mettere in discussione le vecchie (sacre) regole (2ª parte)

  1. Alessandra Bacchiocchi

    E’ un po’ come dire “Audentes fortuna iuvat ” , la fortuna aiuta gli audaci….se non si ha il coraggio di provare e di mettere in discussione le regole consolidate si penserà sempre di non aver avuto fortuna!!!

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