Tenacia e creatività: puoi “inventare” la tua fortuna? (3ª parte)

Alfred Butts, Scrabble, Scarabeo, Creatività, Gioco da tavolo, InnovazioneSiamo arrivati all’epilogo dell’affascinante storia di Alfred Butts e del suo gioco da tavolo.

Stroke of luck: il colpo grosso

Jack Strauss, Amministratore Delegato di Macy’s (la grande catena di distribuzione) di New York, nell’estate del 1952 si trova in vacanza a Long Island. Vede alcune persone che giocano a Scrabble®: si incuriosisce, decide di provarlo e ne rimane letteralmente affascinato.

Tornato a New York, chiede al reparto giochi di inviargliene alcune scatole, ma scopre, con grande sorpresa, che il gioco non viene ancora venduto da Macy’s. Strauss, intuendo le potenzialità del prodotto, avvia un’imponente campagna promozionale che rende popolare il gioco e fa letteralmente “volare” le vendite.

Dalle 4.850 copie vendute nel 1951 si passa ad oltre 3.798.500 nel 1954, comprese 100.000 copie realizzate in altre lingue e una versione in Braille.

Brunot era riuscito, nella nuova sede, a produrre circa 6.000 pezzi a settimana, ma ora non è più in grado di soddisfare l’enorme e crescente richiesta. Concede, così, la licenza a “Selchow & Righter”, il produttore leader che, pochi anni prima, aveva rifiutato l’offerta di Butts.

International craze: una mania mondiale

Il successo supera i confini nazionali e il gioco si diffonde velocemente in tutto il mondo. In Inghilterra ottiene una grande popolarità grazie a “J.W. Spear & Sons” che, nel 1968, acquista da Butts i diritti per tutto il mondo (esclusi Stati Uniti, Canada e Australia).

Nel 1971 Alfred Butts vende, con una certa soddisfazione, i diritti di Scrabble® (per U.S.A. e Canada) a “Selchow & Righter” per  265.000 dollari.

Nel 1986 un altro (piccolo) colpo di scena: “Selchow e Righter” rivendono i diritti del gioco a Coleco che, però, l’anno successivo fallisce. Per ironia della sorte, vengono acquistati da Milton Bradley che, quasi cinquant’anni prima, aveva scartato la proposta di Butts.

A Londra, nel 1991, si tiene il Primo Campionato Mondiale di Scrabble®.

Alfred, nonostante il successo mondiale della sua invenzione, è sempre rimasto una persona vivace, curiosa e modesta. In un’intervista al New York Times  ha affermato: “Scrabble mi ha fruttato circa 1.100.000 dollari, di cui un terzo l’ho spesso per le tasse, un terzo l’ho donato in beneficenza e la parte restante ha concesso a me, e alla mia famiglia, di vivere una vita serena”.

Scrabble è risultato, alla fine del ‘900, il secondo gioco da tavolo (dopo Monopoly) più venduto al mondo, con oltre 100 milioni di copie, tradotte in 21 lingue.

Alfred Butts ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti; è stato invitato ai tornei mondiali di Scrabble® ai quali è intervenuto con entusiasmo fino a pochi mesi prima di morire, nell’aprile del 1993.

Riflessioni creative

Che cosa possiamo imparare da questa storia affascinante e ricca di colpi di scena?

– Non smettere di credere nei nostri progetti (anche se tutti dicono il contrario);

– Migliorare e raffinare le nostre idee e, di conseguenza, le nostre “invenzioni”;

– Ascoltare i suggerimenti di “esperti” che credono nei nostri progetti;

– Sviluppare il nostro network, con gli occhi e le orecchie ben aperti, per “intercettare” eventuali colpi di fortuna;

– Cercare, per quanto dipende da noi, di vivere almeno fino a 94 anni 😉

 

Un commento su “Tenacia e creatività: puoi “inventare” la tua fortuna? (3ª parte)

  1. Rodolfo Di Martino

    Storia davvero interessante, che evidenzia il fatto che spesso le idee partono da lontano, hanno un lungo periodo d’incubazione, di ripensamenti, di varianti. Siamo invece sempre più spesso di fronte alla richiesta di bruciare le tappe, di fare subito bene.

    “Buona la prima” è l’ossessione dell’industria che, molto spesso, si attende miracoli dalla R&D o dal fast-design. Spesso sopravvaluta l’idea, immagina file di clienti urlanti davanti al punto vendita con conseguenti incassi eccezionali. Questa idea è talmente pervasiva che molto spesso i pubblicitari privi di fantasia, per fare felice il Cliente, la trasferiscono pari pari negli spot, così abbiamo frigoriferi stracolmi di solo prodotto, una infinità di situazioni di acquisto e di consumo smodati che non sono altro che il sogno del committente.

    Sappiamo anche che la maggior parte dei nuovi prodotti non raggiunge i risultati sperati e previsti e che il presunto interesse dei consumatori non è mai così alto come ipotizzato.

    Mi piacerebbe, Giovanni, che ci raccontassi anche gli insuccessi clamorosi, poiché anche da essi si possono cogliere insegnamenti utili alla creatività al lavoro. Però, prima, buone vacanze, augurio esteso anche a tutti gli amici di tastiera.

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