Inner game, vino rosso e creatività (2ª parte)

Tim Gallwey, Coaching, inner game, Creatività, Giovanni Lucarelli, innovazioneContinuano le riflessioni scaturite dalla cena con Tim Gallwey, teorizzatore del coaching e dell’ “inner game”, a proposito delle relazioni tra “gioco interiore” e sviluppo delle risorse creative.

Sviluppare un grande potenziale

Le persone hanno un potenziale creativo molto più ampio di quanto credono; se riescono a padroneggiare l’inner game, riducono drasticamente le “interferenze” che lo condizionano e lo ostacolano. Tim, da buon pragmatico, sintetizza questa situazione con una formula: P = p – i, la performance è uguale al potenziale meno l’interferenza.

“Bisogna riscoprire, a qualunque età, l’appetito per l’apprendimento e la passione nel fare le cose”, afferma gustando un boccone di filetto: “riusciamo, così, a fondere la capacità di imparare dall’esperienza e la capacità di essere consapevoli di ciò che stiamo facendo.”

In un percorso di sviluppo delle potenzialità creative, in effetti, le persone acquisiscono metodologie efficaci, maggior consapevolezza nelle proprie potenzialità e, ovviamente, maggior autostima e fiducia in sé.

Divertirsi con le sfide creative

Viene servito il dolce, l’atmosfera è piacevole e rilassata. Tim, raccontando la sua sfida di insegnare ad una principiante a giocare a tennis in 30 minuti, accenna ad un concetto importante (che riprenderà nel suo speech): sicurezza e sfide devono procedere di pari passo.

Se c’è sicurezza ma le sfide sono poco coinvolgenti, non c’è crescita; se le sfide sono molto ardue ma non c’è sicurezza, nessuno si prende il rischio di affrontarle. Anche nelle attività formative e/o professionali è importante proporre sfide innovative proporzionali alla sicurezza e alle abilità creative delle persone.

Ancora qualche brindisi, qualche risata, poi uno dei commensali fa una domanda sulle performance. Tim, sorridendo, risponde che le prestazioni sono sostenute dall’apprendimento e dal divertimento. Quando non ci si diverte, l’apprendimento diventa faticoso, il lavoro pesante, e le prestazioni calano.

Mi torna in mente il concetto di “ozio creativo” che nasce, secondo il sociologo (e amico) Domenico De Masi, dall’intersezione tra lavoro, studio e gioco. La creatività è più agevole ed abbondante quando riusciamo ad integrare il piacere e la leggerezza del gioco con la concretezza e la produttività del lavoro (o dello studio).

La cena è finita, gli ultimi saluti, qualche foto di rito e torno in camera con la consapevolezza di aver trascorso una serata  stimolante, divertente e formativa … un concetto di “diverti-apprendimento” che meriterebbe di essere approfondito 😉

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