“Ingenio impetum facere”: ovvero tutto quello che avreste voluto sapere sul brainstorming e non avete mai osato chiedere

Brainstorming, Idea, Osborn, post-it, Creative Problem Solving, CreativitàQualche giorno fa, durante un viaggio in auto con alcuni colleghi/e, parlavamo delle tecniche di creatività e un paio di persone mi hanno chiesto: “Ma il Brainstorming funziona veramente?”, “E’ utilizzabile solo in ambito pubblicitario o anche in altri contesti?”.

Tornato a casa, quella stessa sera, mi è capitato di leggere il post “Ci siamo liberati del brainstorming?”, in cui Annamaria Testa si pronuncia, con un certo piglio, contro il brainstorming. Un recente articolo del Washington Post e alcune sue esperienze dirette, decisamente negative, spingono la Testa a dubitare fortemente (per dirla con un eufemismo) della validità di questa tecnica.

Mi sento di condividere, a questo punto, qualche riflessione e qualche mia esperienza, nel rispetto delle opinioni di ognuno, sull’utilità del brainstorming.

Facciamo un breve salto nel passato, per vedere come è nata questa tecnica, e poi vedremo le modalità migliori per utilizzarla nei nostri contesti lavorativi.

 

E’ nato prima l’uovo o il Braistorming?

La storia del Brainstorming credo che sia nota ai più: verso la fine degli anni ’30, Alex F. Osborn, cofondatore dell’agenzia B.B.D.O. (Batten, Burton, Durstine, Osborn), si rende conto che i suoi dipendenti impiegano la maggior parte del tempo a criticare e “demolire” le proposte degli altri piuttosto che a crearne di nuove.

Intuisce che, per aumentare la produttività dei team creativi, è necessario dividere la fase di generazione delle idee, il momento “magico” in cui vengono suggerite nuove proposte, da quella di analisi e di valutazione. I suoi collaboratori, infatti, erano diventati degli specialisti nella “critica-lampo” e si affannavano a criticare ogni nuova idea prima ancora che assumesse una propria fisionomia. Mette a punto una tecnica, che chiama Brainstorming, per favorire l’ideazione creativa e ottenere, più facilmente, soluzioni originali ed efficaci.

Nel 1957 Osborn presenta, nel libro “Applied Immagination“, il modello di Creative Problem Solving che ha sviluppato insieme allo psicologo Sidney Parnes. Questo modello era composto, originariamente, da sei fasi: Mess-finding (Objective Finding), Fact-finding, Problem-Finding, Idea-finding, Solution finding (Idea evaluation), Acceptance-finding (Idea implementation).

Nella fase di generazione delle idee (“Idea finding”), Osborn presenta il funzionamento e le regole di una sessione di brainstorming.

In termine “brainstorming” viene spesso tradotto, in italiano, con “tempesta di cervelli”, ma nell’accezione originaria di Osborn significava usare il cervello (brain) per prendere d’assalto (to storm) un problema creativo.

 

Patti chiari … idee creative

La “conferenza creativa”, come la definiva Osborn, ha lo scopo di produrre una lista di idee per risolvere un problema. Le idee, facciamo attenzione, non sono ancora soluzioni: lo diventeranno solo alla fine del processo di problem solving.

Il “Direttore di seduta” presenta il problema, sotto forma di domanda, e ricorda ai partecipanti (di solito 10 – 12 persone) le regole del Brainstorming:

1. Critica esclusa: accogliere le idee degli altri senza esprimere alcun giudizio durante la sessione di lavoro; qualsiasi valutazione viene differita ad un secondo momento;

2. Elogio dell’insolito: le idee più stravaganti, più bizzarre, stimolano la produzione di soluzioni originali ed innovative;

3. Quantità anzitutto: maggiore è il numero di più idee proposte e maggiori saranno le probabilità di individuare soluzioni utili e inusuali;

4. Combinazioni e miglioramenti: i partecipanti, oltre a contribuire con idee proprie, dovrebbero suggerire come trasformare e migliorare le proposte degli altri.

Tutte le idee vengono annotate (senza indicare la persona che le ha proposte) dal segretario che Osborn chiama il “raccoglitore di idee”.

L’intuizione originale di Osborn è stata quella di mettere a punto un modello completo ed efficiente di Creative Problem Solving, intuizione che, come vedremo tra poco, non è stata colta da tutti gli utilizzatori.

 

Chi è senza peccato … scagli la prima idea

Il brainstorming appare una tecnica semplice ed efficace: questo la porta a diffondersi in molti contesti organizzativi, soprattutto nell’ambito della comunicazione pubblicitaria e del marketing. Nel corso degli anni, diventa una moda e viene utilizzata, non sempre a proposito, da manager e formatori (spesso improvvisati) che ne hanno snaturato il funzionamento.

Diventano frequenti i casi, come quello citato da Annamaria Testa, in cui l’applicazione della tecnica è talmente “deformata” da perdere ogni fascino e, soprattutto, ogni utilità.

I principali errori nell’utilizzo del brainstorming, che mi è capitato di osservare, sono:

Il problema iniziale non è chiaro o non è ben formulato: i partecipanti sono disorientati e poco motivati, le idee proposte risultano generiche e poco pertinenti;

non viene dedicato tempo per creare un clima di fiducia e di condivisione nel gruppo: le persone sono insicure, partecipano poco (con l’eccezione di qualche logorroico/a), vengono suggerite idee scontate e poco originali;

sono convocate troppe persone: intervengono solo i più estroversi mentre la maggior parte del team tace, oppure tutti i presenti si danno fare creando più caos che risultati utili. In entrambi i casi le potenzialità creative dell’ideazione in gruppo non vengono sfruttate;

le persone non sono sufficientemente motivate e competenti: c’è una scarsa partecipazione, noia e disagio, le idee presentate appaiono scontate o “scantonano” in ambiti differenti da quello indicato,

non vengono utilizzati strumenti efficienti per ottimizzare il tempo, le energie e le idee del gruppo: i partecipanti hanno l’impressione di perdere tempo, si sentono stanchi e frustrati, si trovano con lavagne piene di idee che non sono in grado di gestire, di selezionare o di rielaborare;

il formatore non ha un’adeguata preparazione sulla conduzione di sessioni ideative: non riesce a gestire le energie e le potenzialità del team, rende il percorso di generazione delle idee arduo e macchinoso, si aspetta, a conclusione del brainstorming, poche soluzioni immediatamente realizzabili.

 

Questo scenario, ne sono consapevole, non è particolarmente edificante, ma nella seconda parte del post vedremo come preparare e condurre, in modo efficiente e divertente, delle sessioni di brainstorming

[Fine prima parte]

2 commenti su ““Ingenio impetum facere”: ovvero tutto quello che avreste voluto sapere sul brainstorming e non avete mai osato chiedere

  1. Nicoletta

    Caro Giovanni,
    innanzitutto grazie per avermi menzionato! 🙂

    In una delle mie vecchie esperienze lavorative eravamo stati dotati addirittura di un software che permetteva di:
    – buttare giù le idee in fase di “brainstorming”
    – riordinarle successivamente per categorie in modo creativo e colorato
    – estrapolarle in elenchi puntati su file word con note!

    Sono passati più di 10 anni e quel programma ancora mi manca!
    E poi ti parlo da persona abituata ad essere anche abbastanza razionale..seppur con qualche vena artistica ogni tanto qua e là. 😉

    Di questo tuo interessante articolo fondamentalmente penso le seguenti:

    1. non siamo tutti uguali, alcune persone sono più razionali di altre (Che male c’è? anche i contabili servono.. 🙂 ) e potrebbero non essere o non sentirsi predisposte alla creatività immediata, soprattutto se imposta dall’alto e non sentita. E’ importante che chi ha o esprime meno idee non si senta penalizzato dalla situazione.(per esempio non potrebbe inviare la sua proposta per email?)

    2. le questioni sollevate giustamente da Annamaria Testa, non le correlerei tanto al concetto di creatività in sè stessa per come l’idea scaturisce dal cervello in fase di Brainstorming, ma ad una problematica aziendale più ampia di gestione del team (motivazione), dei metodi e strumenti giusti per consentire alle persone di esprimersi al meglio (per es. il software, un power point, un’email, un elenco puntato, etc) e di comunicazione sia verticale (obiettivi,tempi e argomenti chiari) sia orizzontale (libertà di espressione, competizioni, timidezze, paure e rispetto degli altri).

    E’ quindi anche importante che ci sia da una parte un team manager/leader con buone capacità di coordinamento, ascolto, sintetizzazione e decisionalità, dall’altra anche un supporto informatico/strumentale adeguato non lasciato al caso.
    😉

  2. Pingback: Creatività è divertimento | Il coraggio di osare

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