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Lego: l’innovazione fatta a pezzi (2ª parte)

Lego, innovazione, open innovation, Mindstorm, Ideas Lego, Framework, CuusooEcco la seconda parte del post su come la LEGO è riuscita ad evitare il fallimento e a “moltiplicare” la sua capacità di innovazione (e il suo fatturato).

Sfruttare la passione creativa dei fan

La Lego sviluppa, in collaborazione con il Massachusetts Institute of Technology, un progetto per realizzare un kit che permetta ai bambini di assemblare e programmare un piccolo robot. Un team multidisciplinare (ingegneri, psicologi, ecc.) lavora per circa sette anni e, nel 1998, viene lanciato Mindstorms.

Il prodotto entusiasma i ragazzi di tutte le età e, nel giro di poche settimane, sono oltre mille gli appassionati che “hackerano” Mindstorms (apportando modifiche al software, ai motori, ai sistemi di controllo, ecc.).

Le reazioni di un’azienda di fronte a fenomeni di questo genere sono due: di chiusura, con battaglie legali per difendere il proprio prodotto, oppure di apertura, coinvolgendo gli hacker nel processo di miglioramento e sviluppo.

Erik Hansen, Direttore dell’Open Innovation di Lego, opta per questa seconda ipotesi: “Se, anziché fermare queste persone, le includiamo e lavoriamo con loro, il prodotto non smetterà mai di migliorare e noi, insieme con loro, non smetteremo mai di imparare”.

Ispirare i costruttori di domani

Uno degli slogan della LEGO è “To inspire and develop the builders of tomorrow“: ispirare e far crescere i costruttori di domani. Hansen aggiunge che “con l’open innovation, però, i costruttori di domani possono a loro volta ispirare e far crescere Lego.”

Ci sono molti utenti-appassionati che, come per altri prodotti, creano delle community, organizzano eventi, si scambiano consigli, ecc. LEGO, però, comprende che, per ispirare i costruttori di domani, è necessario un approccio diverso e decide di progettare un framework, uno “spazio” che possa favorire, valorizzare e supportare la creatività di queste persone.

Nel 2008 Lego attiva, in Giappone, Lego Cuusoo (che, in giapponese, significa “sperando che diventi realtà”) una piattaforma on-line in cui gli appassionati possono caricare la proposta per un nuovo prodotto (o Kit). L’idea viene votata dalla community e, se raggiunge 1.000 preferenze, Lego studia il progetto (fattibilità, posizionamento sul mercato, ecc.), apporta eventuali miglioramenti e, se non ci sono “controindicazioni”, lo mette in produzione. All’ideatore viene anche riconosciuta una royalty dell’1% sulle vendite del prodotto.

I fan apprezzano molto questa opportunità e cominciano ad inviare le loro idee: nascono così prodotti, come il sottomarino “Shinkay 6500” o il satellite “Hayabusa”, che Lego non avrebbe immaginato né creato senza l’aiuto della community.

Visto il successo, Lego, nel 2011, estende la piattaforma a livello mondiale e innalza il numero di preferenze a 10.000. Gli appassionati di tutto il mondo sono affascinati da questo nuovo strumento e, come nel caso della proposta del kit ispirato al videogioco “Minecraft”, i voti raggiungono quota 10.000 in appena 48 ore.

La Lego, con questo approccio innovativo, ottiene tre vantaggi molto importanti:
– stabilisce un contatto diretto con i clienti, grazie al quale può ascoltare ed accogliere le loro esigenze e le loro aspettative, in tempo reale e senza mediazioni né filtri;
– valorizza e stimola la creatività dei fan, li rende sempre più protagonisti, più coinvolti, più creativi (e dei potenziali “evangelist” del brand);
– comunica, in modo concreto, i propri valori dando l’immagine di un’azienda aperta, dinamica, innovativa.

Nell’aprile 2014 la piattaforma Cuusoo viene acquisita e inglobata all’interno del gruppo Lego dando vita a “Ideas Lego”.

La capacità di stimolare e favorire la passione e la creatività dei propri clienti ha contribuito, come ha evidenziato Eric Von Hippel, responsabile dell’Innovazione al MIT, a trasformare la Lego da Toy Producers a Toy Publishers.

Diventare una “macchina da innovazione”

La Lego ha compreso, negli anni, che uno degli aspetti cruciali del successo di un’azienda innovativa è proprio riuscire a modificare e migliorare le modalità con cui innova.

Per quanto concerne il contenuto, ad esempio, non è opportuno limitarsi all’innovazione di prodotto, ma è consigliabile mettere in discussione, e rinnovare, i processi, le metodologie, il modello di business, ecc.

Per ciò che riguarda le modalità di innovazione il percorso è un po’ più complesso, perché coinvolge la cultura organizzativa e la capacità del management (e di tutti i lavoratori) di essere attenti, flessibili e creativi.

L’attenzione deve essere rivolta soprattutto all’esterno, perché, come ricorda Erik Hansen: “Il ‘99% delle persone più intelligenti e capaci del mondo, non lavorano per noi”.

L’azienda danese ha scelto, così, di mettere in discussione anche i propri processi di innovazione e ha attivato un “dialogo collaborativo” non solo con i propri clienti, ma anche con una serie di realtà aziendali eccellenti, come il M.I.T, Ideo, Philips, Google, Firefox, Procter&Gamble, ecc.

In conclusione, la Lego, nata dalla creatività di un giovane falegname, è riuscita a reagire in modo positivo alle difficoltà, ad imparare dai propri errori e a modificare l’approccio all’innovazione. Questo le ha consentito di “evolversi” nel tempo fino a diventare non solo il secondo produttore di giochi al mondo, ma anche una delle realtà lavorative più dinamiche ed innovative.

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