Ma i leader (creativi) bevono le “tisane calde”? Intervista con Mark Victor Hansen

Una tisana calda per l’anima, Mark Victor Hansen, Forum Eccellenze, Performance Strategies, Jack CanfieldMark Victor Hansen è un manager, speaker e scrittore di successo. È l’autore, insieme a Jack Canfield, della fortunata serie di libri “Chicken Soup for the Soul” (in italiano, “Una tisana calda per l’anima”).

I suoi testi sono stati tradotti in 54 lingue (ammetto che io faccio un po’ fatica ad elencare 54 lingue diverse …) e hanno venduto, complessivamente, oltre 500 milioni di copie.

Ho avuto occasione di ascoltarlo, la scorsa settimana, al Forum delle Eccellenze, organizzato (come sempre, in modo eccellente) dal team di Performance Strategies.

Mark è un tipo dinamico e vivace e, nonostante i suoi sessantasei anni, si muove sul palco con l’energia di un ragazzo. Il suo modo di fare, in alcune circostanze, mi è sembrato un po’ “sopra le righe”, come quando ha esortato gli spettatori ad alzarsi in piedi, a darsi pacche sulle spalle, a ripetere ad alta voce alcune sue frasi, ma è uno stile … tipicamente “americano”.

Nel suo speech sulle caratteristiche dei veri leader ho colto, comunque, diversi spunti interessanti:

– i leader investono la maggior parte del proprio tempo in ciò che gli riesce meglio, in quelle attività che svolgono in modo eccellente e che consentono loro di ottenere risultati brillanti;

– hanno menti rivoluzionarie, sono capaci di cambiare punto di vista, di aprirsi a nuove idee, riescono ad immaginare nuovi prodotti, nuovi servizi, nuovi modelli di business;

– sono orientati al futuro: si domandano “Quali aspetti dello scenario attuale diventeranno indispensabili domani?” e, soprattutto, “Dove mi vedo tra 5 o 10 anni?”;

– si prendono cura del proprio benessere, dal punto di vista fisico (con un’alimentazione sana e un’attività sportiva costante), mentale (sviluppando pensieri ed atteggiamenti positivi e potenzianti), economico (gestendo e diversificando investimenti e risparmi), spirituale (con la meditazione e la ricerca), ecc.;

– sono imprenditori, riescono a moltiplicare il valore delle idee, degli investimenti, perché, come ribadisce Hansen, “Nessuno può diventare ricco, se non fa arricchire gli altri” non solo dal punto di vista economico.

Dopo la conferenza ho colto l’occasione per scambiare quattro chiacchiere con Mark e porgli alcune domande sulla creatività.

1. Mark, come vi è venuta in mente l’idea di scrivere “Chicken Soup for the Soul”?
Nel 1993 io e Jack collaboravamo, già da alcuni anni, come speaker motivazionali: lui curava più la parte educational, io quella business. Un giorno, eravamo al Bevery Hilton (in California), sono andato in camera sua e gli ho chiesto: “Che stai facendo?” e lui ha risposto: “Sto scrivendo un libro su queste storielle allegre che usiamo nei nostri speech” e io ho aggiunto “Il titolo (Happy little stories) fa schifo e visto che molte storie le ho suggerite io: perché non lo scriviamo insieme?”. Così ci siamo messi al lavoro.

Dovevamo trovare, però, un titolo attraente. Milton Erikson, il famoso ipnoterapeuta e psichiatra, suggeriva di ripetere centinaia di volte, prima di addormentarsi, la domanda a cui si cerca risposta. Io e Jack ci siamo addormentati, per settimane, ripetendo “Crea un titolo per un bestseller”.

Un giorno Jack mi ha chiamato alle 4 e mezzo del mattino dicendo: “Chicken Soup!” e io ho aggiunto “for the soul” … dopo un attimo di silenzio abbiamo esclamato: “That fits!”, questo sì che funziona, anche se le nostre mogli la ritenevano un’idea veramente stupida.

Abbiamo presentato il libro a 144 editori, e tutti ci hanno liquidato (“Hit the road, Jack!”) finché non abbiamo incontrato Peter Vegso, proprietario della H.C.I., una piccola casa editrice che si occupava di wellness.

2. Quali sono i primi passi per diventare più creativi?
Il primo passo è credere di poter essere creativo e decidere di diventarlo, il secondo è circondarsi di persone molto creative per ispirarsi, attingere ed imparare da loro. Da giovane ho avuto la fortuna di incontrare Richard Buckminster Fuller, che era un grande inventore e scrittore (ha scritto più di 40 libri). Avendo lui come mentore, mi sono detto: “Se ce l’ha fatta lui, ce la posso fare anch’io!”.

3. Nel tuo speech dicevi che i leader sanno creare team: a quali aspetti dobbiamo fare maggior attenzione, per favorire la creatività in un team?
Ci vuole il desiderio di essere creativi. Quando si forma una squadra, è importante mettere insieme persone con competenze e talenti che sono complementari. Dovresti trovare qualcuno che abbia punti di forza là dove tu hai punti di debolezza. Nella nostra coppia, ad esempio, Jack è un accademico, ha studiato ad Harvard, era tra i primi del suo corso, è un vero studioso e conosce molto bene il latino, io, invece, sono più dinamico e creativo.

Cerco di spiegarmi meglio: io sono l’uomo delle pubbliche relazioni, quello che va fuori e che si occupa del marketing, che coordina la squadra di marketing che ci supporta, sono quello che cura le modalità con cui viene presentato e comunicato il progetto. Jack è colui che rimane in ufficio, che cura l’editing, e lo fa in modo così appassionato e minuzioso che, quando consegniamo il testo finale all’editore, è così corretto che non necessita di alcuna revisione o correzione.

4. Nella tua esperienza, quali sono i momenti della giornata o le situazioni in cui ti vengono più idee?
Io mi sveglio alle 4 del mattino. Non significa, però, che mi alzi: rimango a letto e comincio a pensare ai miei progetti. Mia moglie, Crystal Dwyer, è un’ipnoterapista e mi ha aiutato a migliorare le mie capacità di mental staking. Io faccio questo esercizio: sdraiato e in silenzio lascio fluire le idee, poi le metto insieme, le organizzo e le ristrutturo.

Alle 4 di mattina, non ci sono disturbi: non ci sono telefonate, bambini che si aggrappano alle gambe (io ho tre nipotini …). Creo uno stato mentale rilassato, in cui io entro in connessione con una sorta di campo universale, in cui vado a cercare ispirazione e idee per ciò che voglio realizzare.

5. Quanto è importante l’ottimismo?
Questo è un punto importantissimo: devo partire dall’ottimismo perché, ogni giorno, io posso scegliere di concentrami sulle difficoltà e su tutto ciò che, anche in me, non va (dicendomi “Non sono capace”, “Non sono abbastanza bravo”, ecc.) e buttarmi giù, oppure focalizzarmi sulle cose positive e salire.

Questa mattina alle quattro mi sono svegliato e ho avuto questa immagine dell’ascesa, perché essere pessimista è più facile e richiede meno energie rispetto ad essere ottimista.

Come tutti noi, ogni giorno apro il giornale, ascolto il tg e sento brutte notizie, ma sono costretto a farlo, perché devo sapere cosa succede nel mondo, cosa succede ai miei colleghi, ai miei clienti e ai miei amici.

Scegliere di essere ottimista, quindi, è una disciplina: significa sforzarmi di vedere le opportunità nei problemi e cercare soluzioni creative.

Grazie, Mark, per la tua disponibilità

In conclusione: i leader creativi hanno una marcia in più, che nasce dall’abilità di concentrarsi sulle attività che contano veramente, dalla capacità di organizzarsi e di delegare, da un sano ottimismo, da una vivace creatività e, perché no, anche da qualche spunto tratto da una “Tisana calda” 😉

5 commenti su “Ma i leader (creativi) bevono le “tisane calde”? Intervista con Mark Victor Hansen

  1. Giovanni Lucarelli Autore dell'articolo

    Grazie Elisa,
    sono contento che ti sia piaciuto l’articolo, spero che possa esserti anche di ispirazione 😉

  2. Rosa Domma

    Ciao Giovanni,
    volevo confermare che pur essendo presente all’intervento di Hansen, non ero entusiasta. Tu sei riuscito a sintetizzare molto bene i contenuti e a valorizzarlo.

    Grazie

    Rosa Domma

  3. Giovanni Lucarelli Autore dell'articolo

    Grazie Rosa,
    mi fa molto piacere che anche tu, che hai ascoltato lo speech di Hansen, abbia trovato, in questa intervista, degli spunti interessanti.

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