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11 cose (incredibili) sul tuo cervello (2ª parte)

 

Cervello, intelligenza, neuroni, sogni, inception,

Ecco la seconda parte del post sugli aspetti che trovo più affascinanti del nostro cervello.

7. Sogni di una notte (di mezza estate)
L’attività cerebrale, durante la notte, è maggiore rispetto al giorno: sembra proprio che, quando andiamo a dormire, il nostro cervello si svegli. Uno studio condotto da  Mayank Mehta, presso l’Università di Los Angeles, ha analizzato, tramite encefalogramma, l’attività cerebrale di alcuni soggetti durante le ore notturne. È emerso che il nostro cervello lavora ininterrottamente per rielaborare, ordinare e archiviare (o cancellare) le informazioni raccolte durante la giornata.
Quante volte sogniamo per notte e perché, a volte, non ricordiamo i sogni?
Molte persone fanno 2 o 3 sogni a notte, ma alcune (come me) arrivano anche a 6 o 7. Il ricordo di questi sogni, però, è molto labile: cinque minuti dopo il risveglio dimentichiamo il 50% di un sogno; dopo 10 minuti, il 90% è andato. Tenere un taccuino sul comodino è sempre un ottimo accorgimento per annotare intuizioni e idee appena svegli.

8. Plastico e in continua evoluzione
Per rispondere alla continue esigenze ambientali, il cervello crea nuove connessioni, “organizza” nuovi circuiti cerebrali e “modifica” se stesso. Eleanor Maiguire e Katherine Woollett, ricercatrici presso il centro di neuroimaging del London University College, hanno svolto un’interessante ricerca sulle evoluzioni del cervello dei tassisti londinesi. Per ottenere la licenza, i tassisti devono imparare a memoria la struttura di circa 25.000 strade (entro un raggio di 6 miglia dalla stazione di Charing Cross) e superare un test chiamato “The Knowledge”. Maiguire e Woollett hanno analizzato il cervello di 79 aspiranti tassisti londinesi: all’inizio non c’erano differenze significative, in termini di struttura e memoria, rispetto al gruppo di controllo; dopo 3 anni di studio e di pratica, però, le studiose hanno notato un notevole miglioramento nelle capacità mnemoniche dei soggetti e un aumento consistente nel numero di cellule nervose e nel volume dell’ippocampo. “Il cervello umano rimane “plastico” anche nella vita adulta, conservando la capacità di adattarsi quando vengono apprese nuove funzioni” ha concluso la Maguire.

9. Credulone: “Inception” non è (più) fantascienza
Nel film di fantascienza “Inception”, scritto e diretto da Christopher Nolan, il protagonista è in grado sia di “estrarre” ricordi dalla mente delle persone sia di “innestarne” di nuovi, veri o falsi che siano. Nel marzo del 2015 è stato pubblicato, su Nature Neuroscience, lo studio “Explicit memory creation during sleep demonstrates a causal role of place cells in navigation” relativo alla costruzione e all’impianto di memorie artificiali sui ratti. L’équipe MOBs (Memory Oscillation Brain States) coordinata da Karim Benchenane è riuscita a “trasferire” nel cervello di cinque topi da laboratorio, durante il sonno, un falso ricordo relativo al luogo in cui era nascosto del cibo. Tutti e cinque i topi, al risveglio, si sono diretti (autonomamente) nel luogo “innestato”. Erano già stati svolti, per la verità, altri esperimenti sull’impianto di falsi ricordi (come “Tricks of memory” e “Pluto behaving badly: false beliefs and their consequences), ma quello dell’équipe MOBs rappresenta il primo tentativo, di successo, di impianto di un’informazione “complessa”. Non possiamo sapere, allo stato attuale, se sia possibile “innestare” falsi ricordi anche nella memoria umana, immaginare scenari di questo genere, però, può stimolare la tua fantasia …

10. Disorientato: cosa ci ero venuto a fare?
È una macchina meravigliosa, il nostro cervello, eppure, qualche volta, ci sorprende in modo negativo: ti è mai capitato di entrare in una stanza e non ricordare più perché c’eri andato? Non è un problema di età, né un problema solo tuo: la scienza (finalmente) ha spiegato perché succede. Gabriel Radvansky, Sabine Krawietz e Andrea Tamplin, ricercatori presso il Dipartimento di Psicologia dell’University of Notre Dame, hanno svolto una ricerca (pubblicata sul Quarterly Journal of Experimental Psychology) sulle variazioni delle prestazioni mnestiche. Hanno chiesto ai soggetti di svolgere esercizi di memoria mentre si muovevano all’interno di una stanza e mentre passavano da una stanza all’altra (attraversando una porta). È emerso che le persone, nel secondo caso, avevano maggiori dimenticanze. “Passando da una stanza all’altra il nostro cervello identifica ogni stanza come una sorta di nuovo evento e elabora una nuova traccia mnestica per trattenerlo in memoria” – afferma Radvansky – “proprio come un segnalibro alla fine di un capitolo, i vani delle porte segnalerebbero al nostro cervello la fine di vecchi episodi e l’inizio di nuovi rendendo così più difficoltoso il recupero di vecchie memorie in qualche modo già archiviate”.

Un suggerimento utile per superare questo disorientamento, allora, può essere “associare” l’esigenza che ci spinge ad andare in un altro luogo ad un oggetto da portare con noi nella nuova stanza …

11. Un spazio (di memoria) illimitato
La “memoria” del nostro cervello funziona in modo diverso rispetto a quella di un hard disk, ed è in grado di “immagazzinare” quantità enormi di dati, anche se non è facile definire un ordine di grandezza. Paul Reber, docente di psicologia presso la Northswestern University, ha confermato questa difficoltà evidenziando che non sappiamo come misurare le dimensioni di un ricordo, i ricordi non sono tutti uguali (alcuni implicano maggiori dettagli e, quindi, occupano più spazio) e alcune esperienze vengono dimenticate, liberando spazio per nuovi ricordi. Reber ha affermato che: “Il cervello umano è formato da circa cento miliardi di neuroni, collegati da oltre mille miliardi di connessioni. Se ogni neurone potesse immagazzinare una singola memoria, si avrebbero effettivamente problemi di spazio. Ma ogni neurone si combina con gli altri in modo da conservare diverse informazioni contemporaneamente, aumentando esponenzialmente la capacità del cervello fino a 2,5 pentabyte (1 pentabyte = 1015). Abbastanza da tenere in memoria tre milioni di ore di serie tv (cioè guardare la televisione per oltre 300 anni di seguito)”. Altri studiosi sostengono che possa gestire le informazioni contenute in oltre 10 milioni di libri da 1.000 pagine ognuno, niente male, eh?

Insomma, puoi divertirti ad imparare tutto ciò che vuoi, senza problemi di spazio di memoria …

 

Mi auguro che queste riflessioni abbiano stimolato la tua curiosità e il desiderio di sfruttare al meglio il tuo cervello; come affermava scherzosamente Thomas Woodrow Wilson, presidente degli Stati Uniti e Nobel per la Pace nel 1919: “Io non solo uso tutto il cervello che possiedo, ma anche tutto quello che posso prendere a prestito.”

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