Intelligenza creativa (2ª parte)

Intelligenza creativa, rivoluzione lavoro, innovazione

Foto: Conferenza “Intelligenza Creativa” – Collegio Universitario “Lucchini” – Brescia

Ecco la seconda parte delle riflessioni sull’intelligenza creativa

Impara continuamente
Gli analfabeti del XXI secolo non saranno coloro che non sono in grado di leggere e scrivere” – afferma il saggista Alvin Toffler – “ma coloro che non sono in grado di imparare, disimparare e imparare di nuovo” .

Le conoscenze specifiche diventano obsolete nel giro di pochi anni a causa della velocità, sempre crescente, con cui i cambiamenti, di cui abbiamo parlato, “ridisegnano” la realtà attuale. Più che sulle conoscenze in sé, allora, è bene concentrare la nostra attenzione sulle metodologie che utilizziamo per apprendere, in modo da diventare sempre più efficienti e più veloci nell’imparare.

Tra gli approcci più proficui c’è sicuramente quello visuale, che impiega principalmente immagini, colori, simboli e che prevede di organizzare e strutturare le conoscenze tramite schemi e mappe mentali. Imparare ad imparare, quindi, per apprendere meglio e con continuità.

Dopo il brillante intervento di Alessandro Antonietti, ci sono state numerose domande del pubblico: ecco alcune delle più interessanti.

Come possiamo superare i “soliti schemi” di pensiero?
Essere consapevoli di pensare secondo schemi usuali è già un ottimo punto di partenza. La prossima volta che ci troviamo davanti ad un problema potremmo domandarci: “In quali altri modi potrei descrivere (o definire) questa situazione?” e stilare un elenco di 8 – 10 definizioni diverse.

Possiamo anche scegliere di ritagliarci alcuni minuti, nella settimana, per riflettere sul nostro operato e domandarci: “Quando è stata l’ultima volta in cui ho messo in discussione il mio modo di lavorare?” e immaginare modalità alternative, e “plurali”, di svolgere le nostre attività.

Come “contestualizzare” queste riflessioni sull’intelligenza creativa per i nostri studenti, a volte un po’ demotivati?
Julio Velasco, l’allenatore di pallavolo più vincente di tutti i tempi, ripete spesso ai suoi giocatori: “La realtà è così com’è, non come dovrebbe essere.” È importante aiutare i ragazzi a leggere la complessità della realtà che li circonda, come abbiamo fatto questo pomeriggio, e far comprendere loro che sviluppare le abilità creative, oggi, è non è più un optional, ma una necessità. Possiamo incoraggiarli facendogli conoscere storie di ragazzi e ragazze italiani che, grazie alla loro competenza e creatività, hanno avviato attività imprenditoriali di successo. Ci sono moltissime storie di questo genere, anche se non vengono raccontate spesso: Alessandro Rimassa ne ha raccolte più di ottanta nel suo recente libro “La repubblica degli innovatori”.

Come posso dare qualche stimolo ai colleghi meno creativi del mio ufficio?
Non possiamo “cambiare” la testa delle altre persone … però possiamo lavorare sulla nostra! Battute a parte, per prima cosa possiamo creare delle occasioni formative in cui fornire a tutte le persone che lavorano con noi gli elementi base per sviluppare il pensiero creativo.

Possiamo inventare, poi, dei momenti, come un “aperitivo creativo”, in cui creare uno spazio sereno e informale e invitare i colleghi a condividere idee e proposte innovative. Ci sono aziende che organizzano, il primo venerdì di ogni mese, una “degustazione creativa” (di vino, di birra, di cioccolato, ecc.), in cui si scambiano idee e suggerimenti sui progetti attuali e futuri.

C’è un “segreto” per diventare più creativi velocemente?
Per diventare più bravi nello sport, o nella musica, o nello studio, sappiamo che dobbiamo “esercitarci” tutti i giorni; anche per la creatività, allora, vale la stessa regola: come suggeriva Pia nel film “Non ci resta che piangere”, dobbiamo “Provare, provare, provare, provare …”.

In pratica, possiamo impegnarci a:
– osservare il mondo con curiosità, come facevamo da bambini, con uno sguardo attento, pronto a notare ogni piccolo aspetto e a porre domande;
– superare le abitudini: cambiare strada quando andiamo al lavoro (o all’università), introdurre qualche cambiamento nel menù della nostra colazione, nella musica che siamo soliti ascoltare, ecc.
– uscire dalla nostra zona di confort e … fare qualcosa che non abbiamo mai fatto, come Chiara Gamberale, scrittrice e conduttrice radiofonica e televisiva, che racconta nell’articolo “Quei dieci minuti che ti cambiano la vita” di quando ha sperimentato una serie di comportamenti per lei “insoliti”, come mettere uno smalto fucsia, camminare di spalle nel centro città, stare alla cassa di una libreria, suonare il violino, fare la doccia dai vicini, ecc.

Concludo questo post con una citazione che Alessandro Antonietti ha proposto nel suo intervento: “Nessuna carovana, probabilmente, ha realizzato a pieno il suo sogno. Ma senza sogni nessuna carovana si mette in viaggio” (Anonimo)

[Se ti interessa, qui sotto trovi le slide della conferenza]

 

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