Un’estate … sulla frontiera (2ª parte)

Foto: "The Golden Gate bridge" by Giuseppe Milo

Foto: “The Golden Gate bridge” by Giuseppe Milo

Ecco la seconda parte delle mie riflessioni scaturite dalla lettura del libro “Italiani di frontiera” di Roberto Bonzio

4. L’innovazione avviene sulla frontiera

Molte innovazioni nascono nella Silicon Valley perché, oltre ad essere un fertile tessuto sociale ed economico, rappresenta una “frontiera” (verso il futuro).

A pensarci bene, anche nelle aziende la maggior parte delle innovazioni nasce, principalmente, in due “luoghi”: la periferia e la frontiera.

Alan Robinson e Sam Stern, nel volume “Corporate Creativity: How Innovation & Improvement Actually Happen”, evidenziano come solo il 21% delle idee provenga dalla sede centrale, mentre il 79% nasca nelle sedi periferiche. William Dauphinais e Colin Price, nel libro “Straight from the CEO”, affermano che “circa l’80% delle innovazioni proviene da persone che si trovano ad almeno tre livelli gerarchici sotto la direzione generale”. Questo perché i lavoratori passano la maggior parte del tempo a stretto contatto con procedure o linee di produzione, hanno maggiore facilità (e maggiore motivazione), quindi, nell’individuare malfunzionamenti o migliorie da apportare.

Ci sono, poi, persone che lavorano al “confine” dell’azienda: sono quelle che si occupano di attività commerciali, che consegnano e installano i prodotti, che forniscono formazione e manutenzione e che hanno un punto di vista privilegiato e strategico. Hanno la possibilità, infatti, di osservare come i clienti utilizzano realmente i prodotti e servizi forniti, sono i primi a cogliere eventuali carenze o nuove esigenze ancora latenti, ecc.

– “Come posso affacciarmi sulla ‘frontiera’ della mia azienda o del mio contesto lavorativo?”.

 

5. L’innovazione avviene nei punti di intersezione

Frans Johansson, nel suo libro “Effetto Medici”, evidenzia come le idee più innovative nascano nelle “intersezioni” tra concetti, culture e stimoli differenti; la corte dei Medici, nella Firenze del Rinascimento, è stato un esempio eclatante di quanto appena detto.

Creatività significa mettere in relazione le cose”, affermava Steve Jobs: “Quando chiedi alle persone creative come hanno fatto una certa cosa, si sentono un po’ in colpa, perché non l’hanno davvero fatta loro, hanno intravisto delle connessioni”.

La Silicon Valley rappresenta un crogiuolo di culture, di nazionalità, di approcci, di stili, uno spazio fertile aperto a nuove idee e a contaminazioni di “generi” differenti.

Roberto racconta, nel libro, di una chiacchierata con Phil Pasquini, fotografo e giornalista, che evidenzia la multiculturalità di San Francisco. “Se cerchi il centro letterario, culturale, spirituale, creativo, artistico e d’avanguardia di questa città: devi visitare North Beach” – afferma Phil – “quello che era in origine un’enclave di immigrati italiani ha ospitato per primo ritrovi di caffè, librerie alternative, locali notturni, giganti della letteratura con i loro stili di vita alternativi.”. “Dai primi cercatori d’oro e pescatori “ – continua Phil – “questa zona ha visto la nascita dei beatnik negli anni Cinquanta, degli hippie negli anni sessanta sino alla vivace vita sociale che anima oggi le sue strade”.

– “Come posso creare occasioni di ‘intersezione’ nel mio lavoro?”.

 

6. Frontiera della mente

La Silicon Valley è una “frontiera delle mente”, come afferma Bonzio, un luogo che trasforma il modo di lavorare e di vivere. “La Silicon Valley è un ecosistema efficiente, privo di attriti” – sostiene Paolo Siccardo, ingegnere genovese fondatore di Digital Keystone – “ricco di fornitori, partner, finanziatori e concorrenti su cui far leva per far crescere una nuova impresa. Un ambiente capace di eliminare ogni barriera burocratica alla creazione di un’impresa, di ridurre al minimo il costo del capitale per chi ha un’idea valida; un sistema capace di proteggere la proprietà intellettuale e premiare i risultati dei degli investitori e dei dipendenti.”

Un approccio del genere è applicabile (con i dovuti adattamenti) anche in azienda, riducendo al minimo ogni ostacolo per chi desidera presentare un’idea innovativa (a chiunque). Bisogna imparare a gestire anche una sorta di “fermento creativo”, per favorire la libera circolazione delle idee, per premiare le migliori, immaginando modalità di comunicazione e di valutazione “fluide” e unconventional, perché le buone idee, di solito, nascono nel momento meno atteso.

– “Come posso favorire il “fermento creativo” nella mia organizzazione (azienda, scuola, ecc.)?”.

 

Come vivere un’estate sulla frontiera

– Viaggiare
Ciò che ci spinge a viaggiare è il desiderio di visitare luoghi affascinanti, di conoscere altre culture, altre tradizioni, in definitiva altri punti di vista. Non importa che tu vada all’altro capo del mondo o che ti sposti di pochi chilometri, quello che conta è il tuo atteggiamento. Sfrutta la tua curiosità nel visitare città d’arte, parchi naturali, luoghi d’interesse storico, e, soprattutto, nell’incontrare le persone, nell’ascoltare le loro storie, nello scoprire aneddoti, ricette tipiche, ecc.

– Sperimentare cose nuove
L’estate è un periodo privilegiato per uscire dalla nostra “zona di confort” e sperimentare qualcosa di nuovo. Puoi frequentare corsi e lezioni (sport, ballo, vela, arrampicata, ecc.) in ambiti differenti dal tuo contesto, oppure puoi visitare aziende agroalimentari che organizzano tour enogastronomici. Avrai l’opportunità di scoprire, tante curiosità sui processi (raccolta, lavorazione, stagionatura, “invecchiamento”, ecc.) che portano alla realizzazione dei prodotti che consumi abitualmente.

– Creare connessioni
Potresti anche creare occasioni di “intersezione” organizzando cene con persone che si occupano di argomenti molto diversi tra loro per stimolare punti di vista differenti (e, magari, “raccogliere” spunti preziosi per problemi che desideri affrontare). Tornato al lavoro, potresti creare un tuo “muro delle idee”, come quelli che si vedono nei film, come “A beatiful mind”, o nelle serie tv, come Homeland, Elementary o Flashforward, in cui il protagonista attacca su un tabellone foto, articoli di giornale, ecc. relativi al “caso” che sta affrontando. La prossima volta che devi iniziare un progetto importante puoi raccogliere tutti i materiali (articoli, post, foto, infografiche, ecc.) e attaccarli ad una parete. Puoi divertirti ad osservare il “quadro” d’insieme e a creare collegamenti con pennarelli colorati, post-it, ecc.

Mi auguro che questi suggerimenti siano utili per stimolare la tua mente, perché, come scriveva, a proposito dei viaggi, Henry Miller:“La nostra destinazione non è mai una località ma piuttosto un modo di vedere le cose”.

Non ci sono articoli correlati.

3 commenti su “Un’estate … sulla frontiera (2ª parte)

  1. Roberto

    Grazie mille Giovanni!
    Pochi sanno dipanare riflessioni, riferimenti e link come te.
    Un contributo straordinariamente prezioso per il mio lavoro.
    E dunque grazie per l’attenzione e soprattutto per l’amicizia 😉

    1. Giovanni Lucarelli Autore dell'articolo

      Grazie a te, Roberto, per la passione, il coraggio di rischiare e l’indomabile desiderio di scoprire, e di raccontare, storie “affascinanti” 😉

  2. Pingback: Italiani di Frontiera | Il libro Italiani di frontiera: articoli, recensioni, interviste video e in radio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *