Qual è l’ora migliore per avere idee creative?

Foto: "Alarm" by Szűcs László

Foto: “Alarm” by Szűcs László

Ci sono occasioni in cui abbiamo bisogno, nel nostro lavoro, di idee brillanti, ma non sempre arrivano al momento giusto …

 

C’è un’ora migliore per generare le idee?

Cronotipia creativa: sei più gufo o allodola?
Ci sono persone particolarmente mattutine, le “allodole”, che si svegliano molto presto, sono subito attive ed energiche, danno il meglio di sé nella fase iniziale della giornata, della riunione, della settimana, ecc. Verso sera tendono a rallentare e a “spegnersi” e prediligono andare a dormire presto.

I “gufi”, al contrario, faticano ad alzarsi e, soprattutto, ad attivarsi; cominciano ad essere coscienti dell’ambiente circostante solo dopo il terzo caffè. Sono più reattivi e produttivi nella fase finale della giornata, della riunione, della settimana. Sono dinamici a lungo nella serata e tendono a coricarsi piuttosto tardi.

La maggior parte delle persone, comunque, si colloca in una posizione intermedia lungo il continuum circadiano tra questi due estremi.

La tendenza ad essere Allodole o Gufi dipende non solo da fattori biologici, ma anche da aspetti sociali (abitudini di studio o di lavoro che si sono consolidate nel tempo).

Conoscere i nostri ritmi di sonno e di energia può aiutarci ad individuare i momenti in cui essere più creativi?

Mareike Wieth e Rose Zacks, ricercatrici presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università del Michigan, hanno svolto un esperimento piuttosto curioso. Hanno riunito 428 studenti e chiesto loro di compilare un questionario inerente i ritmi sonno-veglia, le ore preferite del giorno, i picchi di performance, ecc.

Sono risultati 195 “gufi”, 28 “allodole” e 205 “intermedi”.

 

Hanno sottoposto a tutti loro un test formato da sei problemi: tre richiedevano pensiero divergente e creatività, mentre gli altri tre stimolavano il pensiero logico e analitico. Il test, e questo è un aspetto davvero interessante, è stato somministrato a metà campione la mattina (tra le 8.30 e le 9.30) e all’altra metà nel pomeriggio (tra le 16.00 e le 17.30).

Che collegamento è emerso tra i cronotipi e le performance creative?

Nei compiti creativi le “allodole” che avevano svolto il test nel pomeriggio (in un orario poco propizio al loro bioritmo) avevano registrato, negli esercizi sulla creatività, una media di performance del 56,22%, mentre quelle che lo avevano eseguito di mattina avevano ottenuto solo il 51,16%.

La stessa cosa è accaduta ai “gufi”: quelli che avevano fatto il test di mattina avevano conseguito una media di successo del 49%, contro il 31% del gruppo pomeridiano.
Per quanto concerne gli esercizi che richiedevano il pensiero logico e analitico, invece, le performance non sono risultate condizionate dall’orario in cui è stato svolto il test.

Ciò che emerge da questa ricerca (che dovrebbe, comunque, essere ripetuta e validata) è che le migliori intuizioni e invenzioni creative avvengono lontano dagli orari in cui percepiamo di avere maggior energia e concentrazione …

Questo avviene perché quando siamo meno focalizzati riusciamo a cogliere il problema da una prospettiva insolita, ci lasciamo “trasportare” dal flusso di pensieri, riusciamo più facilmente a pensare “out of the box”, ecc.

– Primo suggerimento:
Poni (maggiore) attenzione a come ti senti durante la giornata, quali sono gli “alti e bassi” di energia, concentrazione, ecc. Dedica ad un problema creativo alcuni minuti del tuo tempo “meno propizio” (mattina se sei “gufo”, pomeriggio se sei “allodola”).

Genius is sleeping: dormire su un problema aiuta a trovare soluzioni migliori
Per molto tempo, numerosi scienziati hanno sostenuto che il sonno servisse semplicemente per riposare il corpo e la mente. Recenti studi, però, hanno evidenziato che il sonno è essenziale sia per l’apprendimento sia per la creatività.

Indicazioni interessanti sono emerse dalla ricerca “Sleep inspires insight” svolta, nel 2004, da un team di neurologi, psicologi e neuroendocrinologi dell’Università tedesca di Lubecca.

Alcuni test riguardavano l’individuazione del numero mancante per completare una serie. Ai partecipanti veniva suggerito di confrontare i numeri a coppie, ma non veniva detto che era possibile scoprire una “scorciatoia” che permetteva di trovare la soluzione in soli due passaggi.

Effettuate tre prove, i partecipanti hanno avuto una pausa di otto ore prima della seconda parte del test (costituita da dieci prove). Alcuni di loro, durante la pausa, hanno dormito, altri no. Le persone che avevano dormito sono state doppiamente abili nell’individuare la scorciatoia, il modo più efficiente per risolvere il problema. Secondo i ricercatori, dormire su un problema permette una ristrutturazione delle connessioni cerebrali, “ponendo le basi per le intuizioni creative”.

Jan Born, uno dei ricercatori, spiega in questo modo l’incremento delle intuizioni creative: “La ristrutturazione delle conoscenze e dei ricordi avviene, con tutta probabilità, in modo tale da rendere il problema più comprensibile e, quindi, più facile da risolvere“.

Molto interessante anche la ricerca “REM, not incubation, improves creativity by priming associative network” condotta, nel 2009, da un team di ricercatori coordinati da Sara Mednick, docente presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università della California.

Nella sessione del mattino a 77 studenti (tra i 18 e 35 anni) sono stati sottoposti alcuni test inerenti il pensiero creativo (analogie, associazioni, Remote Access Test, ecc.). Venivano indicate tre parole come, ad esempio, “chips”, “salty” e “candy”, e gli studenti dovevano trovare un termine, come “sweet”, che potesse essere associato a tutte e tre. A mezzogiorno, è stata concessa una pausa di 90 minuti, durante la quale i partecipanti sono stati monitorati: alcuni hanno dormito profondamente (raggiungendo la fase REM), altri hanno fatto un sonnellino (senza fase REM) e altri ancora si sono riposati senza addormentarsi.

Nel pomeriggio sono stati presentati altri test dello stesso tipo, in cui alcune risposte erano simili a quelle del primo turno. Le persone che avevano dormito profondamente hanno migliorato le loro prestazioni del 40%. I partecipanti che avevano dormito (senza la fase REM) e quelli che erano rimasti svegli non hanno mostrato alcun miglioramento.

Visto che tutti erano in grado di ricordare le risposte del mattino, è lecito pensare che il sonno REM (grazie alla neuromodulazione noradrenergica) abbia migliorato la capacità dei partecipanti di vedere le connessioni tra cose apparentemente non collegate. “La fase REM” – afferma la Mednick –“gioca un ruolo fondamentale nell’aiutare le persone a rielaborare e riorganizzare le informazioni in modo tale da essere in grado di usarle anche in altri contesti“.

Una terza ricerca che trovo affascinante è “Sleep on it, but only if it is difficult: Effects of sleep on problem solving”, condotta, nel 2012, dai ricercatori Sio, Monaghan e Ormerod presso il Dipartimento di Psicologia della Lancaster University (UK).

A 61 studenti (27 ragazzi e 34 ragazze) sono stati sottoposti trenta problemi relativi al pensiero creativo (associazioni, Remote Access Test, ecc.). Dopo la prima sessione i partecipanti sono stati divisi in tre gruppi: quelli del primo sono andati a dormire, quelli del secondo sono rimasti svegli e quelli del terzo (di controllo) non hanno avuto alcuna pausa e hanno affrontato subito la seconda sessione. Per ridurre eventuali influenze del bioritmo, ognuno di questi gruppi è stato diviso in due sottogruppi: l’uno ha sostenuto la seconda parte del test alle 9 di mattina, l’altro alle 21.

Le persone che avevano dormito hanno avuto, in media, risultati più brillanti rispetto agli altri due gruppi. Nei test più semplici la differenza non era particolarmente evidente mentre, per i problemi più difficili, i partecipanti che avevano dormito hanno dimostrato un miglioramento significativo.

Sappiamo da tempo che il sonno ha un profondo effetto sulla nostra capacità di essere creativi e trovare nuove soluzioni ai problemi” – spiega Padraic Monaghan – “il nostro studio dimostra che questo effetto del sonno è maggiore quando i problemi che abbiamo di fronte sono particolarmente difficili“.

Non è un caso che personaggi spiccatamente creativi, come ad esempio Thomas Edison, erano soliti concedersi, nelle lunghe giornate di lavoro, almeno un paio di “sonnellini”.

– Secondo suggerimento:
Appena sveglio, sia al mattino sia dopo un “sonnellino” pomeridiano, cerca soluzioni per un problema che ti assilla o per una sfida (complessa) che desideri affrontare …

La sera ha l’oro in bocca: quando il gatto non c’è, i neuroni ballano  La sera, soprattutto dopo una giornata di lavoro impegnativa, ci sentiamo stanchi, affaticati e non vediamo l’ora di andare a riposare, eppure anche questa fase di “declino energetico” rappresenta una risorsa preziosa per la nostra creatività.

La sensazione di stanchezza è dovuta (principalmente) al fatto che il nostro organismo produce alcune sostanze, come l’adenosina, che interagiscono con il sistema nervoso centrale e che bloccano, nel cervello, i ricettori della dopamina.

Dopo aver consumato energia per tutto il giorno, insomma, la sera il nostro organismo “scala una marcia” e rallenta: la corteccia cerebrale frontale, particolarmente sensibile alle variazioni di dopamina, comincia a ridurre l’attività. La corteccia frontale non si spegne del tutto, ma non risulta attiva nell’elaborazione di ciò che accade intorno a noi.

Questo “allentamento” della corteccia frontale consente ad altre aree del cervello, che hanno ancora un po’ di energia, di “connettersi liberamente” e di creare percorsi e collegamenti creativi (che, solitamente, sarebbero intercettati e interrotti dal lobo frontale).

Alcune ricerche hanno evidenziato che quando le persone cercavano di risolvere dei problemi che richiedevano un’intuizione creativa, le zone del cervello attive erano concentrate, all’inizio, in una piccola area. Dopo un certo periodo di focalizzazione sul problema, e poco prima che arrivasse l’intuizione decisiva, si verificava un allentamento della concentrazione e uno stato di rilassamento del cervello. Questa “de-focalizzazione” sembra favorire nuove connessioni tra aree cerebrali che, in precedenza, non erano correlate.

È capitato anche a te di avere un’idea la sera, prima di andare a dormire?

Diverse persone, nei miei corsi, mi hanno confidato di avere buone idee, o di riuscire a risolvere un problema importante, la sera, mentre lavavano i piatti, si spazzolavano i denti, ecc.

– Il terzo suggerimento e:
concediti qualche momento rilassante la sera, magari ascoltando al musica o svolgendo attività di routine e tieni a portata di mano un taccuino delle idee … un’intuizione creativa potrebbe essere dietro l’angolo.

Bene, esistono più “momenti propizi” nelle nostre giornate per generare idee creative, l’importante è darsi da fare, come ammonisce Chuck Close, pittore e fotografo iperrealista, “Sono i dilettanti a cercare l’ispirazione, tutti gli altri si rimboccano le maniche e si mettono al lavoro”.

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