Navigatori, scrittori e … creativi. Intervista a Massimo Gramellini

Foto: "Amerigo Vespucci" by Yann Jégard

Foto: “Amerigo Vespucci” by Yann Jégard

Massimo Gramellini, vicedirettore della stampa, giornalista e scrittore molto apprezzato, non ha bisogno di presentazioni. Ho avuto occasione di ascoltarlo al “Forum delle Eccellenze” (organizzato dal brillante team di Performance Strategies); nel suo intervento, Gramellini ha condiviso con il pubblico alcune riflessioni sul coraggio, sulla passione, sul successo e, più in generale, sul senso della vita.

Ho annotato, nei miei appunti, alcuni aspetti collegati alla creatività.

Punti di vista inusuali
Amerigo Vespucci, fin da piccolo, desiderava diventare famoso, “immortale”, ed essere ricordato per sempre. Prova, prima, la carriera artistica come pittore, incoraggiato da sua madre Elisabetta Mini, detta Lisa (che alcuni sostengono essere l’ispiratrice della “Gioconda” di Leonardo), ma, visti gli scarsi risultati, tenta la carriera militare e, dopo un paio di rovinose cadute da cavallo, desiste.

Nel 1489 si trasferisce a Siviglia, su incarico di Lorenzo di Piefrancesco de’ Medici (cugino di “Lorenzo il Magnifico”), e si appassiona allo studio dell’astronomia e della geografia. Nel 1499 decide unirsi alla spedizione di Juan de la Cosa (cartografo di Cristoforo Colombo), ma soffre di mal di mare. Ed è proprio questo suo limite a portarlo al successo.

Per limitare il disagio del mal di mare, Amerigo si sdraia sul ponte della nave e osserva la realtà da una prospettiva inusuale per gli altri navigatori e cartografi, che erano soliti tenere lo sguardo sul mare (o sui loro strumenti).

Nella notte del 23 agosto del 1499, osservando le stelle e, in particolar modo, la posizione della Luna e di Marte, si accorge di trovarsi in un “Nuovo Mondo”.

 

Originalità
Le persone che hanno maggior successo, nei vari ambiti professionali, non sono quelle che cercano di fare meglio ciò che gli altri stanno già facendo. Le persone e le aziende più brillanti sono quelle che si impegnano nel fare qualcosa di unico, qualcosa che nessun altro fa.

La domanda da porci, allora, è: “Qual è il mio talento?”, “Che cosa sono in grado di fare di unico ed originale?

 

“Qui ed ora”
Conduciamo vite sempre molto indaffarate, spesso siamo spaventati o preoccupati perché non riusciamo a sfruttare a pieno il momento presente. Rimaniamo spesso ancorati al passato, oppure ci proiettiamo nel futuro, ma il segreto è vivere e apprezzare il “qui ed ora”.

Chi è innamorato, chi è appassionato non ha paura, perché assapora, fino in fondo, il momento presente. L’ “adesso” è il tempo dell’amore, della passione, sostiene Gramellini, e, secondo me, è anche il tempo della creatività!

Dopo l’intervento, ho avuto occasione di incontrare Gramellini per qualche domanda e qualche riflessione sulla scrittura e sulla creatività.

 

Massimo, come è possibile aiutare una persona a diventare più creativa?

La creatività, secondo me, non si insegna. Diciamo che si può stimolare; il modo migliore, quindi, è dare alla persona degli stimoli, aprirle delle finestre, portarla a conoscere cose nuove. La creatività ha bisogno di stimoli innovativi, di cose che ti sorprendono. Viviamo in un’epoca, invece, in cui, per paura di essere invasi (anche fisicamente), tendiamo a chiuderci, a serrarci, a costruire muri invece che ponti. La creatività, ne sono persuaso, ha bisogno di ponti.

 

Sei uno scrittore molto apprezzato: quali sono, secondo te, tre o quattro elementi importanti, quando si crea una storia?

Devi cominciare con il fare silenzio dentro di te, per cercare qualcosa che ti interessi e che ti piaccia davvero: qualcosa di cui tu senta l’urgenza di scrivere. Devo confessarti che io non ci credevo molto a questa urgenza, quando, giovanissimo, leggevo le interviste di scrittori, eppure mi colpiva questo fatto che dicevano sempre “… per scrivere un libro devi sentirne l’urgenza …”. “Ma cosa sarà mai questa urgenza?”, mi domandavo.

Poi mi sono accorto anch’io che scrivi davvero un libro, lo porti a termine, e scrivere un libro è un’avventura lunghissima, non lo risolvi in una settimana: devi passare mesi e mesi della tua vita accanto ad una storia, dentro ad una storia e, per poterlo fare, devi essere veramente convinto, in quel momento, di fare qualcosa che possa cambiare l’umanità; ovviamente non è così, ma non importa, tu devi crederlo, devi essere convinto che quella cosa che stai facendo è fondamentale per te e per gli altri. Solo questo può darti la voglia di metterti lì, tutte le mattine, con il sole e con la pioggia, quando sei stanco quando hai la febbre, e andare avanti con questa storia. È un lavoro impegnativo che ha bisogno di un perché. Il perché è questo: raccontare agli altri qualcosa che ci sembra fondamentale anche per loro.

 

Quando ti vengono le migliori idee: ci sono orari della giornata o luoghi particolarmente fecondi?

Le idee vengono nel silenzio, essendo io un gran chiacchierone … le idee non mi vengono quasi mai. Diciamo che me ne viene qualcuna quando sono costretto a stare zitto, per esempio di notte, oppure sotto la doccia, ecc. L’idea del mio primo romanzo mi venne mentre ero alle terme. Io, all’epoca, non ero mai stato in una località termale e l’idea del libro mi venne proprio mentre ero sdraiato in una vasca, in un momento di totale rilassamento del fisico.

 

L’Ottimismo quanto è importante, secondo te, nella vita persona e professionale?

Bisognerebbe chiarire cosa intendiamo per ottimismo e pessimismo: l’ottimismo viene spesso scambiato per superficialità, beceraggine, ingenuità o, addirittura, malafede; in un momento di crisi, vedere sempre il bicchiere sempre mezzo pieno può sembrare un insulto non solo per chi vede solo quello mezzo vuoto, ma, magari, lo ha tutto vuoto. 

A me piace affrontare la realtà pensando che la vita abbia un senso, che non è casuale che noi siamo qua, in questo momento, e viviamo la vita. Se tu parti dal presupposto che non sei qui per caso, che, come diceva Einstein, “Dio non gioca a dadi con l’universo”, anche se non sempre capisci il tuo senso, intuisci che un senso c’è, che anche tu hai il dovere, ogni giorno, di alzarti e di fare qualcosa.

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