Sai generare idee (creativamente) pericolose? Intervista con Alf Rehn

Foto: "Ideas" by Gerd Altmann

Foto: “Ideas” by Gerd Altmann

Alf Rehn è preside dell’area “Management and Organization” presso la Abo Academy University in Finlandia e docente di “Innovation and Entrepreneurship” al Royal Institute of Tecnology di Stoccolma. Nel 2010 è stato eletto “Speaker of the year” in Finlandia e Thinker50 (la lista dei 50 pensatori più influenti al mondo) lo ha inserito nel suo “Guru Radar” come uno dei Business thinker più promettenti.

Ho avuto occasione di ascoltarlo al “Forum delle Eccellenze” (organizzato, a Milano, da Performance Strategies) e ho trovato il suo intervento molto vivace (a tratti dissacrante) e molto stimolante.

Ecco alcuni spunti che ho annotato:

Basta creatività!

Rehn afferma che le modalità “usuali” con cui viene presentata la creatività in azienda non sono efficaci, per due motivi:

 – la creatività viene imposta e questo provoca un “affaticamento” e una scarsa motivazione;

 – lo sviluppo delle abilità creative e dell’innovazione viene presentato come un processo agevole e divertente, mentre, in realtà, è (quasi) l’opposto.

Per generare (e realizzare) idee innovative, bisogna fare fatica, superare gli schemi (ordinari) e affrontare le proprie paure.

 

L’istinto è nemico della creatività

Tendiamo a scegliere, istintivamente, idee e comportamenti che si trovano all’interno della nostra zona di comfort. Il nostro cervello è pigro, ama la routine e ci “premia”, rilasciando le endorfine, quando ci comportiamo in modo prevedibile o quando generiamo idee che non mettono in discussione lo status quo.

Per superare questo “nemico”, Rehn suggerisce di domandarsi: “Quali sono le idee vietate, inadatte o considerate stupide all’interno della nostra azienda?”.

 

Lo schema segreto: ovvero lo schema nello schema

La teoria, piuttosto originale, proposta da Alf è che nella nostra mente ci siano due “schemi” inseriti l’uno dentro l’altro. Quando svolgiamo gli esercizi (più diffusi) per stimolare la creatività agiamo solo sullo schema più interno, più facile da “infrangere”. Abbiamo così delle idee che ci sembrano creative, il cervello ci ricompensa con la Dopamina (che ci dà piacere e la sensazione di essere intelligenti e creativi), ma lo “schema segreto” più profondo e lo status quo rimangono, inalterati, al sicuro.

 

Scegliere il percorso con maggior resistenza

Per infrangere anche lo “schema segreto” è importante superare la tentazione di scegliere la strada più familiare ed agevole e optare per il percorso che offre la resistenza maggiore. Il nostro pensiero è come una lama e la lama si affila con la resistenza e l’attrito. Se l’idea che proponiamo è subito apprezzata da molti, probabilmente non è abbastanza innovativa e “pericolosa”; se, invece, provoca malcontento e critiche, allora è abbastanza dirompente. Non dobbiamo ignorare le critiche (costruttive), al contrario dobbiamo cercarle, perché ci aiutano a migliorare la nostra idea (ne avevo parlato nel post “Far sopravvivere un’idea: neutralizzare le frasi killer”).

Dopo lo speech ho avuto l’opportunità di incontrare Alf per una breve intervista a proposito dello sviluppo delle abilità creative e del lavoro in gruppo.

 

Nel libro “Dangerous ideas” sostieni che nel nostro cervello esistono due schemi, l’uno dentro l’altro: come possiamo mettere in discussione e superare anche lo schema più profondo (e resistente?)

Uno dei principali errori che facciamo, quando stimoliamo le persone a sviluppare la creatività, è che le sproniamo con una velocità e con un’intensità eccessive. Durante il mio intervento anch’io ho parlato di idee estreme, di grandi sfide: questo perché sul palco bisogna un po’ enfatizzare le cose. Quando lavoriamo con un team, però, è molto importante far comprendere che quello creativo è un processo lungo e articolato. Quando lavoro con i CEO, per esempio, comincio suggerendo dei piccoli cambiamenti, come variare ciò che leggono tutti i giorni, per procedere poi con sfide più mirate ed impegnative.

Dobbiamo pensare che sia un po’ come il fitness: quando cominci è sufficiente fare gli esercizi base un paio di volte a settimana per vedere i primi risultati, ma dopo un paio di anni che lavori sullo stesso programma hai la necessità di passare ad esercizi differenti, e più impegnativi, per continuare a migliorare, per spingere il tuo corpo al limite.

È molto importante, quindi, essere consapevoli che pensare in modo creativo è un processo articolato e sequenziale, che è necessario procedere per passi successivi e graduali, e che … ognuno può riuscire a farlo.

 

Nel lavorare in gruppo le cose si complicano un po’: come possiamo aiutare un team a lavorare in modo più creativo?

Credo che uno degli aspetti più importanti sia come il team viene costituito: spesso mettiamo persone molto simili a lavorare nello stesso gruppo, mettiamo gli ingegneri con gli ingegneri, marketers con marketers, ecc.; dobbiamo comprendere, invece, che ogni team ha bisogno di esperti in vari ambiti, di persone capaci di porre “domande strategiche”, di ideatori, di negoziatori, di comunicatori, ecc. e ognuno è molto importante. Creare team eterogenei per età, sesso, expertise, formazione, ambito culturale è una mossa vincente.

Un secondo aspetto cruciale è valorizzare le potenzialità di tutti i partecipanti: più che domandarci come il leader può aiutare il team, focalizziamoci su come ogni membro possa stimolare ed aiutare gli altri.  

 

Quali sono le circostanze o i luoghi in cui ti vengono le idee più creative?

Non credo (più) che ci sia un singolo momento in cui vengano le idee; molte persone dicono che hanno idee quando sono sotto la doccia o quando stanno per addormentarsi, ecc. Io credo che quando lavori con le idee, continuamente,  tutti i giorni, le idee ti sorprendono nei momenti più inaspettati: una volta ero a cena con la mia (amata) fidanzata e ho avuto un’idea grandiosa e ho dovuto dirle: “Scusa amore, ho bisogno di un momento per  scrivermi questa idea prima che mi passi di mente”. Lei è rimasta un po’ male, ma poi ha compreso.

Ti confido che io stimolo il mio pensiero con un elevato ISQ (Input Strangeness Quotient): leggo cose strane, incontro persone curiose, viaggio molto (in luoghi strani) e coltivo interessi bizzarri 😉

 

Quanto è utile, secondo te, essere ottimismi per essere più creativi?

Credo che la cosa migliore sia avere un buon bilanciamento tra ottimismo e pessimismo. Abbiamo bisogno di ottimismo per avviare progetti sfidanti e per continuare a procedere nonostante le difficoltà, abbiamo bisogno, allo stesso tempo, di essere pessimisti per diventare consapevoli che le nostre idee non sono così eccellenti come crediamo, che altre persone le valuteranno, ecc. Credo serva un buon mix di ottimismo e passione per partire e un pizzico di pensiero negativo per valutare le criticità e rimanere con i piedi per terra.

 

Nel tuo intervento hai citato personaggi italiani particolarmente creativi (ed irriverenti) come Leonardo da Vinci e Girolamo Savonarola: che cosa possiamo imparare da loro?

Credo che ci siano tre lezioni di cui far tesoro: la prima è essere consapevoli ed orgogliosi che gli italiani si sono dimostrati molto creativi in numerosissime circostanze nel corso storia. La seconda è che, quando la genialità è emersa, raramente le persone l’hanno riconosciuta e sostenuta: questo significa che, anche oggi, c’è il rischio che qualcuno abbia buone idee, ma le metta da parte senza realizzarle.

La terza è che bisogna guardare avanti: non è sufficiente avere avuto grandi geni in passato, la domanda che dobbiamo porci non è “Chi è stato l’ultimo genio?”, ma “Chi sarà il prossimo?”

 

Un’ultima domanda. Il tuo speech è stato davvero divertente e stimolante: qual è il segreto per una presentazione eccellente?

Ci sono tre aspetti a cui devi fare attenzione: stabilire una connessione profonda con il pubblico, costruire una struttura basata sull’arco narrativo e inserire, di tanto in tanto, qualche elemento “sorprendente”.

Giovann Lucarelli e Alf Rehn

2 commenti su “Sai generare idee (creativamente) pericolose? Intervista con Alf Rehn

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