Il triangolo della creatività

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Prof., che incidenza hanno le persone che ci circondano nello sviluppo della nostra creatività?”

La domanda proviene da una ragazza mora, con occhi scuri e curiosi, che dalle prime file sta seguendo la mia lezione sull’impiego di un approccio creativo nella didattica.

Le persone che ci accompagnano nell’arco della nostra vita” – rispondo prontamente – “dai genitori, agli insegnanti, agli amici, ai colleghi, ai “capi”, influenzano, in modo significativo, lo sviluppo delle nostre abilità creative. In modo positivo o negativo.”

Mi torna in mente la teoria che Howard Gardner presenta nel volume “Intelligenze creative” e che si incentra su tre elementi: l’individuo, l’ambito di lavoro e le persone che “popolano” il suo mondo. Descrivo, per sommi capi, questo approccio alla creatività, evidenziando che anche eventuali critiche e mancati riconoscimenti possono far scattare un desiderio di rivalsa che ci sprona a perseverare con maggior passione.

La ragazza è soddisfatta della risposta, come il resto della classe, e la lezione procede allegramente.

Tornato a casa, però, decido di riprendere in mano il libro su cui Gardner, quindici anni fa, al termine di una veloce chiacchierata (dopo una sua stimolante conferenza), mi aveva scritto “Best wishes for your teaching work”.

Nel testo Gardner analizza sette pensatori, nati alla fine del 1800, che hanno dato un contributo particolarmente creativo nella loro disciplina: lo psicoanalista Sigmund Freud, il fisico teorico Albert Einstein, il pittore Pablo Picasso, il compositore Igor Stravinskij, il poeta Thomas Eliot, la ballerina Martha Graham e il leader politico e spirituale Mohandas Gandhi.

Howard condivide l’approccio di Mihály Csíkszentmihályi, che sostiene che la creatività non si identifichi in alcuno dei singoli nodi, ma nell’intero processo dialettico, ed interattivo, che li coinvolge tutti e tre.

Gli elementi chiave del “triangolo creativo”, come accennavo, sono questi:

L’individuo

Emergono due aspetti importanti dall’analisi di Howard: il rapporto tra bambino e “maestro” (inteso come figura di riferimento nell’apprendimento) e la capacità di mantenere uno “spirito da bambino”. La figura di riferimento è spesso un familiare (uno zio, un amico di famiglia) che incoraggia, e a volte finanzia, lo studio e l’approfondimento di una disciplina. Lo “spirito infantile” può presentarsi, nella vita adulta, sia in termini positivi (freschezza, curiosità, ecc.) sia in termini negativi (egoismo, rivalsa, litigiosità, ecc.).

L’ambito disciplinare

La persona creativa scopre, ben presto, una disciplina o un’area che suscita il suo interesse, si appassiona, studia, sperimenta, vive, in modo pieno e dinamico, questo ambito. Sente, ad un certo punto, il desiderio di dare un proprio contributo e introduce elementi originali, sperimenta alcune novità, fino ad elaborare uno “stile” o una teoria personale.

Il rapporto con gli altri

Molti di questi personaggi, durante l’infanzia, hanno ricevuto un buon sostegno affettivo e un incoraggiamento a proseguire nello studio e nella sperimentazione, anche se non mancano diverse eccezioni. Nella giovinezza, si alternano fasi di confronto costruttivo con altri appassionati della disciplina e fasi di “isolamento”, in cui l’autore si dedica incessantemente (a volte ossessivamente) alla creazione della sua opera. Nella maturità, diventa importante avere un parere degli “esperti” in grado di valutare l’originalità e la validità del proprio lavoro.

Tutto ciò è molto interessante, ma una domanda sorge spontanea: in che modo questa teoria può aiutarci a sviluppare le abilità creative nostre e delle persone che lavorano con noi?

Ecco alcune mie riflessioni.

 

Risveglia il bambino che è in te

È possibile, a qualsiasi età, “risvegliare” il nostro “bambino interiore” con diverse attività:

– ludiche: far volare un aquilone, passeggiare senza meta, raccogliere conchiglie sulla spiaggia, ecc.

– artistiche: disegnare, colorare, fare un collage, cantare, ballare, modellare una piccola scultura con la creta, ecc.

– produttive: scrivere un racconto o una poesia, cucinare i biscotti, scrivere una canzone, sognare ad occhi aperti, ecc.

– relazionali: ridere, raccontare barzellette, abbracciarsi, giocare con i suoni (gibberish), organizzare una festa a sorpresa per un amico, ecc.

Mi rendo conto che, per alcune persone, sono attività un po’ inusuali, ma sperimentarle ci diverte, ci dona entusiasmo e benessere (grazie alla liberazione delle endorfine), ci permette di allontanarci dallo stress quotidiano e di immergerci in uno stato “creativo”.

 

Trova l’ambito che ti appassiona

Cerca, tra le diverse attività che ti riescono bene, qualcosa ti appassioni particolarmente. Può riguardare il tuo lavoro oppure un ambito “vicino” a quello professionale. Scopri tutto quello che puoi: leggi, approfondisci, confrontati con amici e colleghi, segui dei corsi, sperimenta. Prova sul campo (nella tua scuola, nella tua azienda, ecc.) il tuo approccio: verifica i risultati, correggi, modifica e sperimenta ancora.  Cerca di mettere a punto una tua “metodologia” che apporti qualcosa di nuovo al solito modo di fare le cose.

 

Crea un team di creativi 

Frans Johansson, nel suo libro “Effetto Medici”, evidenzia come le idee più innovative nascano nelle “intersezioni” tra concetti, culture e stimoli differenti; la corte dei Medici, nella Firenze del Rinascimento, ne è stato un esempio eclatante.

Ti suggerisco di individuare, tra tutti i tuoi contatti, alcune  persone (7 o 8) particolarmente brillanti e creative. È importante che siano curiose, motivate a collaborare e generose nel condividere conoscenze ed esperienze. Dovrebbero avere interessi comuni, ma non lavorare nello stesso ambito: più il gruppo è eterogeneo (per sesso, età, formazione, ecc.) e più risulta stimolante e produttivo il Creative Team. Incontrarsi di persona è l’ideale; è possibile, comunque, sentirsi anche on-line (via Skype, Google Hangout, ecc.).

Sono convinto che sia un’ottima occasione per arricchirti professionalmente, per entrare in contatto con nuovi punti di vista, per raccogliere stimoli intellettuali e per ricevere indicazioni e supporto. Puoi sbizzarrirti organizzando degli “incontri creativi” (in musei, mostre, enoteche, ecc.), realizzando escursioni (in montagna, in barca a vela, ecc.) o progettando sfide e giochi (cena con delitto, Escape room, ecc.).

 

Bene, mi auguro che questi suggerimenti di siano di aiuto per far “decollare” la tua creatività 😉

A proposito, da quale pensi di cominciare?

 

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