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Tre cose, sulla creatività, che ho imparato a Valencia (1ª parte)

“Jardí del Turia” – Valencia (Spagna)

Questa estate, tra le varie attività, ho trascorso una settimana di vacanza (con la mia famiglia) a Valencia. È stata una piacevole occasione per visitare luoghi interessanti (parchi, musei, chiese, ecc.), per gustare cibi tipici e, soprattutto, per osservare e sperimentare con curiosità.

Tra i numerosi aspetti che mi hanno colpito ed affascinato, ne condivido tre che presentano degli stimoli utili per favorire la creatività.

Trasformare i problemi in risorse (cambiando il corso del fiume)

Ci sono alcuni aspetti del nostro lavoro, o delle nostre organizzazioni, che ci appaiono fissi; li diamo per scontati e, soprattutto, per immodificabili.

La città di Valencia è stata fondata, nel 138 a.C., dal console romano Decimo Giunio Bruto, nella zona in cui il fiume Turia sfocia nel Mediterraneo. Queste terre, infatti, erano particolarmente fertili e consentirono un veloce sviluppo (dell’agricoltura, del commercio, della popolazione, ecc.). Il fiume, però, di tanto in tanto, esondava, procurando danni e disagi.

Il 14 ottobre del 1957, dopo diversi giorni di piogge battenti, il Turia esonda con diverse ondate di piena che, nel giro di poche ore, travolgono la città, provocando decine di morti e danni devastanti. Questa “gran riada” (grande alluvione) è la goccia che fa traboccare il vaso: il Comune di Valencia, in accordo con il Governo centrale, decide di deviare il corso del fiume a sud della città.

Come riutilizzare il vecchio letto del fiume (che attraversa l’area urbana)? Il Ministero dei Lavori Pubblici aveva proposto di trasformarlo in un’ampia autostrada, per collegare il porto di Valencia (il secondo più grande della Spagna) con Madrid. La cittadinanza si oppose tenacemente a questo progetto (cosa decisamente insolita durante la dittatura di Franco) e diede vita, nel 1973, al gruppo di azione civica “El llit del Túria és nostre i el volem verd” (il letto del Turia è nostro e lo vogliamo verde). Dopo alterne vicende, nel 1979, vengono avviati i lavori anche grazie ad una giunta comunale che crede fermamente nel progetto. 

Nel 1986 viene inaugurato il Jardí del Turia, un parco di 110 ettari in cui trovano spazio giardini, campi sportivi (calcio, rugby, baseball, ecc.), il “Parc Gulliver”, la “Ciutad de les artes i les Cièncien”, che ospita l’Oceanografic (il più grande parco marino in Europa), il Museo della Scienza, ecc.

Questa soluzione creativa ha “riorganizzato” le risorse naturali, creando un polmone verde nel cuore della città e dando vita al più grande parco urbano della Spagna.

  • Quali sono gli elementi che consideri “immutabili” nel tuo ambito lavorativo?
  • Che cosa potresti “inserire” al loro posto?

 

Scoprire è un po’ morire (ma solo un po’)

Ti piacerebbe, qualche volta, riuscire a “sbirciare” il lavoro dei tuoi competitors, per vedere a che punto sono e, magari, per trarre qualche spunto utile?

Joaquin Manuel Fos era un giovane produttore di tessuti. Nato nel 1730 in una famiglia benestante di Valencia, fin da giovanissimo viene coinvolto nell’attività del padre che si occupa di produzione e di commercio di filati. Decide, all’età di vent’anni, di creare una piccola fabbrica per realizzare il suo sogno: produrre filati di alta qualità. È ossessionato dal desiderio di ottenere sete e filati perfetti e svolge continui esperimenti per perfezionare i suoi prodotti.

Si rende conto che qualcosa ancora gli sfugge, ma i familiari, i colleghi, i concittadini non sono in grado di aiutarlo; sente, allora, la necessità di viaggiare per scoprire i segreti, gelosamente custoditi, della produzione dei tessuti di alta qualità.

La sua famiglia e la giovane moglie (Josefa Antonia Escoto, figlia di un commerciante di stoffe, a cui è stato dato in sposo), non condividono questo suo approccio e si oppongono alla sua partenza. Decide, allora, di escogitare un “piano di fuga”.

Una mattina di marzo del 1752, saluta tutti dicendo che sarebbe andato ad acquistare della seta a Gandía. Tra la Dehesa e l’Albufera, però, ferisce il suo cavallo, macchia (con sangue di pollo) la sella e alcuni suoi vestiti e abbandona, poco più avanti, il cappello e la spada. Alcuni contadini trovano queste cose e le portano in città: tutti credono che sia stato assalito e ucciso dai briganti. La famiglia, profondamente addolorata, organizza i funerali solenni nella cattedrale della città.

Joaquin, nel frattempo, con un passaporto falso (a nome di José del Castillo, nato a San Felipe) è salito a bordo di una barca diretta a Barcellona. Da lì parte per visitare i più importanti centri di lavorazione della seta in Francia e in Italia, svolgendo diversi lavori. Racconterà di essere stato “principe a Lucca e Firenze, ricco mercante di Venezia, soldato intrepido a Torino, pellegrino a Roma, abate studioso a Napoli, venditore ambulante di filati e tessuti a Parigi, domestico, fruttivendolo, operaio giornaliero in una fabbrica di stoffe in Francia”.

 

[Fine prima parte]

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