Quanto è creativo il tuo gruppo di lavoro?

Gruppo Creativo

Hai mai notato che alcuni gruppi sembrano accendersi quando lavorano insieme, mentre altri si “spengono”?

A guardarli hanno competenze simili, modalità di lavoro analoghe, gli stessi obiettivi, eppure ottengono risultati completamente diversi.

La differenza non è solo nel “talento” individuale, ma nelle condizioni che permettono alle abilità creative di emergere. Sì, perché la creatività nei gruppi non è la semplice somma delle idee individuali, ma dipende da diversi fattori: dal tipo di compito, dalle dinamiche interne, dalla eterogeneità, dalla motivazione e dalla capacità di esecuzione.

Vediamoli insieme.

1. Il tipo di compito: non tutto merita un brainstorming

Diciamolo chiaramente: non tutti i problemi hanno bisogno del gruppo.

Se il compito è semplice o routinario, come report, attività amministrative, procedure standard, il gruppo non aumenta la creatività, spesso la rallenta il lavoro.

Se invece il compito è complesso, ambiguo, strategico – ripensare la customer experience, ridefinire il positioning, costruire un nuovo modello di business – allora il gruppo può diventare un moltiplicatore di intelligenza.

Questo perché riesce ad integrare competenze diverse (marketing, IT, HR, finance…), ad ampliare le prospettive, a rendere visibili rischi e opportunità che il singolo non coglie.

-> Se sei manager o team leader, domandati: “Sto coinvolgendo il gruppo perché serve davvero, o perché “si fa così”?”

2. Le dinamiche interne: come il gruppo “sta insieme”

Qui entriamo in un ambito delicato: il clima relazionale e le regole non dette del gruppo. Ci sono tre elementi che fanno la differenza: la sicurezza psicologica, la gestione delle voci dominanti e le regole di collaborazione

a. Sicurezza psicologica
Se nel team c’è sicurezza psicologica, emergono idee originali.

Le persone possono dire: “Non sono d’accordo”, “Non ho capito”, “Ho un’idea un po’ folle…”, senza paura di fare brutta figura. Mi viene in mente un progetto che ho seguito diversi anni fa, in cui un junior aveva individuato un errore nel concept, ma non disse nulla, perché temeva il giudizio degli altri. Il problema è esploso in un secondo momento e correggerlo è costato molto più tempo e denaro.

Se c’è paura, tutti vanno sul sicuro, dicono ciò che “si può dire” e la creatività si spegne. La creatività non muore per mancanza di talento: muore per paura.

Per stimolare la sicurezza psicologica nel tuo team, crea un clima accogliente in cui, nella fase divergente, tutte le idee, ma proprio tutte, vengono accolte e annotate.

b. Gestione delle voci dominanti
Se uno o due membri monopolizzano sempre la discussione, gli altri smettono di proporre idee e il gruppo “si appiattisce” sulla visione del leader.

Un buon facilitatore dà spazio alle voci più silenziose, protegge il momento divergente, chiarisce che l’obiettivo non è “dire sì al capo”, ma esplorare le possibilità.

c. Regole di collaborazione (esplicite e implicite)
Rifletti su che cosa succede nel tuo gruppo mentre lavorate.

Ci interrompiamo spesso o ci ascoltiamo davvero? Il confronto è sul contenuto o sulla persona? Le critiche servono per migliorare l’idea o per “vincere” la discussione?

I team più creativi separano chiaramente fase divergente (generare idee) dalla fase convergente (valutare e selezionare); criticano le idee, non le persone; favoriscono un dialogo vivace e rispettoso.

-> Per migliorare le dinamiche interne al tuo team, poni attenzione alla sicurezza psicologica, alla gestione delle voci dominanti e alle regole di collaborazione.

3. Diversità (a tutto tondo)

Quando parliamo di diversità pensiamo, spesso, all’età o al genere.

È importante fare attenzione anche alla diversità cognitiva (modi diversi di ragionare, analitici vs intuitivi, strutturati vs esplorativi); alla diversità professionale (marketing vs produzione vs IT vs HR, ecc.); e alla diversità esperienziale (ambiti diversi, altre culture, percorsi non lineari, ecc.).

Avere un gruppo eterogeneo aumenta il numero di prospettive, permette di vedere rischi e opportunità che altrimenti sfuggirebbero; produce combinazioni insolite (es. IT + psicologia + storytelling).

Alcuni anni fa, in un progetto per un’azienda di elettrodomestici da cucina, ho creato un team con designer, cuochi, casalinghe, esperte di analisi sensoriale, ecc. Ed è stato un lavoro molto divertente e produttivo …

-> Aggiungi eterogeneità nel tuo team per avere combinazioni originali e imprevedibili. Le idee migliori, molto spesso, nascono dall’incontro tra mondi che non si parlano.

4. Motivazione: l’energia invisibile

Un gruppo con tutte le condizioni perfette, ma con una bassa motivazione… si limita a “fare il compitino” e a generare idee “tiepide”.

Diversi psicologi hanno evidenziato che esistono due tipi di motivazione:

La motivazione estrinseca spinge il team a lavorare per una ricompensa (incentivo economico, approvazione del top management, ecc.), si concentra sull’ “apparire bene”, non sull’esplorare.

Questo può essere utile per partire, ma se è l’unica leva rischia di aumentare la paura di sbagliare e di ridurre il rischio creativo: il team porta idee “sicure”, ma poco originali.

La motivazione intrinseca nasce dalla passione, fa sentire al team che la sfida è interessante, gli fa percepire di avere spazio per incidere, stimola il piacere nel creare qualcosa insieme.

Se un team di innovazione che sa che le sue proposte verranno davvero testate sul mercato, lavora con maggior energia e coraggio.

-> Se vuoi stimolare la creatività nel tuo team, fai comprendere alla persone che possono giocare seriamente: fare qualcosa di importante, con una certa libertà di sperimentare.

5. Capacità di esecuzione: dove muore (o vive) la creatività

La creatività di gruppo non finisce quando abbiamo trovato “l’idea figa sulla lavagna”.

Se le idee non vengono testate, iterate, portate avanti, il messaggio implicito diventa “Tanto non cambia mai niente.” E questo rischia di uccidere la creatività futura.

Per concretizzare un’idea sono necessari tre elementi:

Chiarezza sui prossimi passi (chi fa cosa, entro quando, ecc.)
Sperimentazione rapida (prototipi, MVP, progetti pilota)
Feedback loop (vedere cosa ha funzionato, cosa no, e cosa migliorare)

Adesso, forse, ti stai domandando: “È più creativo l’individuo o il gruppo?

Nella ricerca “The Interplay between Individuals and Teams in Producing Creativity and Innovation” (svolta da Bellard & Delobbe, nel 2023, all’Università di Ginevra) i ricercatori si sono posti due obiettivi:
– comprendere come interagiscono i contributi individuali e quelli di gruppo nel processo creativo;
– verificare se lavorare in team produca veramente soluzioni più originali rispetto alla creatività individuale.

Hanno coinvolto 548 professionisti (che partecipavano a un corso di management), e hanno chiesto loro di creare una composizione musicale, prima da soli, poi in gruppo, e infine con una combinazione di entrambe le modalità di lavoro.

Sono emersi dei risultati molto interessanti:

1. Gli individui producono idee più originali rispetto ai gruppi
In tutte le condizioni sperimentali, le soluzioni generate individualmente risultano più originali rispetto a quelle prodotte dai gruppi.

Questo suggerisce che:
– gli individui sono più capaci di pensare fuori dagli schemi,
– tendono ad assumere più rischi cognitivi,
– manifestano livelli più elevati di divergent thinking (pensiero divergente).

In termini pratici: lavorare da soli può facilitare la generazione di idee veramente nuove, prima di passare alla fase collettiva.

2. La sequenza dell’interazione influisce sulla creatività individuale
Quando i partecipanti lavoravano prima in gruppo e poi individualmente, tendevano a scegliere idee meno originali di quando lavoravano prima da soli. L’esperienza di gruppo può omologare il modo di pensare individuale, riducendo la propensione ad esplorare soluzioni più divergenti

Questo evidenzia un effetto paradossale: lavorare in team prima di generare idee individuali può appiattire la creatività personale.

3. Lavorare in gruppo soddisfa di più
Nonostante le idee individuali fossero più originali, i partecipanti esprimevano una soddisfazione maggiore per i risultati prodotti in gruppo. Questo fenomeno psicologico è interessante: il gruppo gratifica socialmente, anche quando la produzione innovativa non è la più originale.

Le conclusioni emerse da questa ricerca sono che:
– individualità e gruppo hanno ruoli differenti nel processo creativo.
– in termini di originalità pura, l’individuo tende a eccellere di più rispetto al team.
– la dinamica di gruppo è importante per condividere, valutare e consolidare le idee.

Un suggerimento operativo

Quando ti trovi a realizzare un processo creativo
– Inizia con sessioni individuali, per massimizzare l’originalità;
– Porta le idee in gruppo per sintetizzare e combinare le diverse proposte;
– Concedi un momento di riflessione personale per rielaborare e migliorare ciò che è emerso.

Come ricorda lo psicologo Erwan Bellard: “L’innovazione nasce nel dialogo tra l’intuizione individuale e la risonanza collettiva.