Alzati e cammina (per avere buone idee)

Cammina per avere buone idee

Per avere buone idee serve davvero camminare?

Darwin percorreva ogni giorno il suo “sentiero del pensiero” nel giardino di Down House. Beethoven non usciva mai di casa senza taccuino e camminava per ore tra i boschi vicino Vienna (nelle zone di Heiligenstadt, Nussdorf e Grinzing). Steve Jobs faceva le riunioni più importanti a piedi, lungo i sentieri di Palo Alto. Friedrich Nietzsche, nel “Crepuscolo degli idoli” (Götzen-Dämmerung), scrive: “Solo i pensieri che vengono camminando hanno valore.”.

Sono solo aneddoti o c’è anche una motivazione scientifica?


Buone idee a spasso per Stanford

Marily Oppezzo e Daniel Schwartz, della Graduate School of Education  (Università di Stanford), hanno svolto la ricerca Give Your Ideas Some Legs: The Positive Effect of Walking on Creative Thinking” (2014), coinvolgendo 176 partecipanti, lo scopo era misurare le loro abilità creative mentre camminavano e mentre rimanevano seduti (ne avevo parlato nel post “La creatività ha le gambe lunghe“).

Indovina un po’? Camminare aumenta la produzione creativa, in media del 60%, rispetto alla posizione seduta. E questo vale per tutti: l’81% dei partecipanti si è dimostrato più creativo mentre camminava.

La cosa più sorprendente è che non importa dove si cammina. Che si tratti di un sentiero all’aperto o di un tapis roulant di fronte a un muro bianco, l’effetto è lo stesso. Non è il paesaggio a fare la differenza, ma il movimento in sé.

Camminare, questo lo voglio evidenziare, favorisce il pensiero divergente utile per la generazione di idee nuove e la capacità di esplorare soluzioni alternative. Non porta particolari benefici per il pensiero convergente, quello che mira a individuare una risposta unica e precisa.

Per fare brainstorming, generare idee, vedere un problema da angolazioni diverse, una passeggiata è uno degli strumenti più efficaci e accessibili che abbiamo.

Altra “chicca” emersa dalla ricerca: i partecipanti erano più creativi non solo durante la camminata, ma anche subito dopo quando, da seduti, svolgevano altri esercizi.


La natura moltiplica l’effetto

Due anni prima di questa ricerca, Ruth Ann Atchley (Università del Kansas) e David Strayer (Università dello Utah) avevano già esplorato una variante più radicale della stessa domanda (con lo studio “Creativity in the Wild: Improving Creative Reasoning through Immersion in Natural Settings”).

Hanno portato 56 partecipanti, per più giorni, sulle montagne di Alaska, Colorado, Maine e Washington, senza alcun dispositivo elettronico a disposizione.

I test non lasciano dubbi: chi era immerso in natura da quattro giorni otteneva punteggi del 50% più alti nei test di creatività e problem solving rispetto a chi, il primo giorno, stava partendo per l’avventura. Strayer ha spiegato questi risultati con la Attention Restoration Theory: la tecnologia e il multitasking esauriscono la corteccia prefrontale, la parte del cervello responsabile sia dell’attenzione esecutiva sia del pensiero creativo. La natura la ripristina.

Disconnettersi dagli schermi e immergersi nell’ambiente naturale non è un lusso: è una meravigliosa “manutenzione cognitiva”.


Cosa succede nel cervello?

La creatività, fino ad alcuni anni fa, veniva misurata, principalmente, attraverso test comportamentali: numero di idee generate, la loro originalità, ecc. Negli anni ’90 e 2000 diversi ricercatori, come Fink e Benedek (Università di Graz), hanno usato l’elettroencefalografo per analizzare l’attività cerebrale durante lo svolgimento di compiti di pensiero divergente e convergente.

Nel 2023, il team guidato da Tsukasa Kimura (Università di Osaka) ha analizzato, sempre tramite EEG, le onde cerebrali delle persone che correvano al chiuso e di quelle che correvano all’aperto, in un ambiente naturale (Comparison of the Effects of Indoor and Outdoor Exercise on Creativity: An Analysis of EEG Alpha Power, 2023).

È emerso che, dopo l’esercizio all’aperto, i partecipanti mostravano un aumento significativo delle onde alfa nella regione parieto-occipitale, le stesse onde che sono associate al pensiero divergente e alla generazione creativa di idee.

Non solo: i partecipanti riferivano esperienze di flow più intense, quella sensazione di pieno coinvolgimento, in cui le idee sembrano arrivare da sole. Il cervello in movimento all’aperto produce onde diverse.

Se non posso andare in montagna?

Nel 2024, Amy McDonnell e David Strayer (Università dello Utah) si sono posti una domanda stimolante e provocatoria: “Se non posso andare quattro giorni in montagna, vale anche una passeggiata di 40 minuti in città?” (“The Influence of a Walk in Nature on Human Resting Brain Activity: A Randomized Controlled Trial”).

Hanno reclutato 92 partecipanti e li hanno assegnati, casualmente, ad una passeggiata in mezzo alla natura o a una passeggiata urbana, entrambe con uguale durata, intensità e distanza. Hanno monitorato una serie di parametri come la temperatura, l’umidità, il ritmo cardiaco, le calorie bruciate, ecc.

L’umore è migliorato in entrambi i gruppi, anche se chi camminava nella natura mostrava un aumento significativamente più alto di umore positivo. Dai dati raccolti (anche tramite EEG) è emerso che la passeggiata in città richiedeva un carico più elevato di attenzione esecutiva, quel tipo di attenzione focalizzata che, quando si esaurisce, tende a inibire le connessioni creative.

Insomma, anche chi vive in un contesto urbano, senza accesso a grandi spazi verdi, può beneficiare di una camminata: il movimento, da solo, fa già la sua (buona) parte.

Non è solo l’umore …

Alcune persone tendono a spiegare il legame tra camminata e creatività con una sequenza piuttosto semplice: cammini → ti senti meglio → pensi più creativamente. Ma è davvero così?

Il team di Christian Rominger (Università di Graz) ha monitorato, tramite accelerometri, 79 partecipanti per cinque giorni consecutivi, misurando sia il movimento quotidiano sia le performance creative (controllando anche l’effetto dell’umore).

Il movimento del corpo è risultato associato alla creatività in modo indipendente dall’umore positivo. Il camminare sembra agire sulle abilità creative attraverso un percorso diretto, non solo come effetto collaterale del benessere emotivo.

Gli elementi che entrano in gioco sono, da un lato un aumento del flusso sanguigno cerebrale del 25%, e dall’altro una maggiore disponibilità di BDNF (fattore neurotrofico cerebrale), dopamina e norepinefrina.

C’è anche un terzo meccanismo, meno ovvio degli altri, che il camminare mette in moto: l’effetto sulla memoria associativa. Mentre camminiamo, il cervello riduce il controllo inibitorio sui percorsi meno frequentati della memoria e le associazioni remote, quelle tra concetti apparentemente lontani tra loro, diventano più accessibili. (“Everyday Bodily Movement Is Associated with Creativity Independently from Active Positive Affect”, 2020)

Quanti passi servono?

Christian Rominger e il suo team dell’Università di Graz (Austria) si sono posti una domanda semplice ma mai affrontata prima: il legame tra camminare e creatività funziona anche nella vita reale, o solo in laboratorio?

Per scoprirlo hanno usato un approccio innovativo. 157 adulti hanno indossato per cinque giorni consecutivi un accelerometro al polso (lo stesso sensore di uno smartwatch) che contava i passi in tempo reale (“Step-by-Step to More Creativity: The Number of Steps in Everyday Life Is Related to Creative Ideation Performance”, 2024).

A intervalli casuali durante la giornata, una notifica sullo smartphone chiedeva ai partecipanti di completare un compito creativo: trovare usi originali per un oggetto comune, oppure completare un disegno nel modo più creativo possibile. Nessun laboratorio, quindi, ma creatività “reale” misurata sul campo, nei momenti normali della vita quotidiana.

I risultati sono stati molto interessanti (e un po’ sorprendenti).

Chi aveva fatto più passi nei cinque minuti precedenti la notifica produceva idee verbali più originali. La soglia che ha colpito i ricercatori era sorprendentemente bassa: 500 passi in cinque minuti sono già sufficienti per registrare un aumento misurabile di creatività.

Il secondo risultato è che le persone che camminano di più in generale, indipendentemente da quello che avevano fatto nei minuti precedenti, pensavano in modo più originale in modo sistematico. Il camminare regolare non produce solo un boost immediato, ma costruisce una riserva creativa che persiste nel tempo.

La ricerca identifica, quindi, due meccanismi distinti che si sommano: un effetto acuto, legato alla singola camminata, e un effetto cronico, legato all’abitudine consolidata nel tempo. È la prima volta che vengono documentati separatamente, con metodi scientificamente validi, nella vita reale e non in laboratorio.

Un aspetto curioso emerso è che l’effetto era robusto per le idee verbali, meno per il compito figurativo, probabilmente perché disegnare su uno smartphone in movimento è più complicato da misurare.

La conclusione è illuminante nella sua semplicità: non serve pianificare una lunga passeggiata, né andare necessariamente nella natura: bastano cinque minuti. Una breve camminata, anche dentro casa, o tra una riunione e l’altra, può già influire positivamente sulle abilità creative.

Il takeaway pratico

Tutte queste ricerche ci mostrano un protocollo sorprendentemente semplice:

Prima di un lavoro creativo importante: fai una camminata di almeno 15-20 minuti, meglio se all’aperto, meglio se in un contesto verde. Non guardare il telefono. Il boost di creatività persiste anche quando ti risiedi alla scrivania.

Se non puoi uscire: anche 500 passi in cinque minuti fanno la differenza. Alzati, cammina per il corridoio, su e giù per le scale. Poi siediti e scrivi.

Se puoi, fallo abitualmente: il camminare regolare non è solo una sessione di creatività: è un investimento cognitivo cumulativo. Chi cammina di più in generale pensa in modo sistematico e più originale.

Alzati e cammina (per avere buone idee)

Per il tuo team:

Se lavori in team ecco tre suggerimenti che puoi sperimentare:

1. La camminata pre-brainstorming
Prima di una sessione creativa (riunione di ideazione, problem solving, nuovi progetti, ecc.), fate una camminata di gruppo di 10-15 minuti. Se non hai uno spazio verde, non ti preoccupare, va bene anche il perimetro dell’edificio o un isolato. Il boost creativo verrà dentro la stanza con voi, anche una volta seduti. Il 60% di idee in più mi sembra un buon motivo per fare questo esperimento…

2. Il walking meeting (per i problemi aperti)
Non tutte le riunioni si possono fare camminando, quelle con slide, laptop e lavagne no. Ma quelle in cui si discute un problema aperto, si valutano opzioni, si cercano nuove prospettive, quelle possono essere trasformate in walking meeting: gruppo piccolo, percorso semplice, niente schermi. Steve Jobs lo faceva per abitudine, non per eccentricità. La ricerca di Rominger aggiunge un dettaglio utile: anche solo 500 passi bastano. Non serve un’ora, basta un movimento di pochi minuti.

3. Costruire l’abitudine, non solo il momento
Chi cammina di più pensa in modo più organizzato e più originale, indipendentemente dalla singola passeggiata. La strategia più efficace, allora, non è solo organizzare una camminata creativa ogni tanto, ma incoraggiare il movimento quotidiano come abitudine del team. Riunioni in piedi, pause attive, scale invece dell’ascensore, parcheggio un po’ più lontano, non sono gesti simbolici: sono investimenti cognitivi che si accumulano nel tempo.

Bene, a questo punto sai tutto quello che ti serve per stimolare la tua creatività camminando e, come diceva Darwin: “Non riesco a capire perché ogni uomo di scienza non abbia il suo “thinking path”.